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La Lega dà l’addio al Capo: cimeli, ricordi e malinconia. E alla fine spunta Salvini

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20.03.2026

Fiori e striscioni davanti all’ingresso della casa

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Gemonio, 21 marzo 2026 – Non c’è pellegrinaggio, processione di militanti alla villetta color ocra di via Verbano, a Gemonio, dove le spoglie di Umberto Bossi sono state trasportate nella serata di giovedì dall’Ospedale di Circolo di Varese.

I ricordi sono affidati a un lenzuolo affisso sulla rotonda all’ingresso del paese con la scritta, in verde d’ordinanza, “Vota Bossi”. A un altro legato alla cancellata del villino: “Saremo per sempre i tuoi giovani padani”. A un mazzo di rose intrise nel verde con la dedica, gonfia di nostalgia, di una famiglia: “Sei stato e resterai sempre un simbolo del Nord, dello Stato della Lombardia”. A un’antica bandiera della Lega Lombarda con l’Alberto da Giussano, la spada svettante verso il cielo, che una ragazza inalbera per mezz’ora davanti a casa Bossi.

Fra i pochi a spingersi fino all’abitazione del Senatur, sull’onda della tristezza e del rimpianto, c’è Daniele Zorzo, quarantottenne di Albizzate. Annoda al cancello il bandierone della Lega Nord dove ha aggiunto di suo pugno: “La Lega il nostro orgoglio, il tuo coraggio la nostra forza, le tue idee le nostre battaglie! Grazie Capo!”.

Lascia anche una rosa rossa sul muretto. E versa lacrime di commozione mentre dice: “Lo seguivo da sempre, da quando ero alle medie. È una parte della mia vita che se ne va. Se ne va un sogno. Era la Lega, quella vera, quella che aveva un cuore. Ci lascia tanti insegnamenti. Il più grande: avere coraggio”. Gli anni, il tempo, l’affievolirsi delle passioni hanno inciso anche sui protoleghisti, i pionieri di Gemonio nel segno dell’Umberto.

La telefonata del cronista richiama da un impegno domestico Salvatore Palazzo, tessera datata 1992, per dieci anni capogruppo del Carroccio in Comune e per altrettanti segretario di una sezione chiusa da tempo: “Con la sua discesa in campo Bossi ha cambiato l’Italia e con il suo rapporto con Berlusconi ha unito il centrodestra. Se la Lega si trova dov’è oggi, lo si deve a lui”.

Dal silenzio della comunità esce Gabriella, che abita da sempre a Gemonio: “Un combattente. Un uomo libero. Negli anni ‘90 ho votato Lega e ho anche militato. Erano gli anni grandi di Bossi”.

Scarsa anche la presenza dei politici, che hanno rispettato l’appello alla riservatezza lanciato su Instagram da Renzo Bossi, il maggiore dei figli di Umberto e Manuela Marrone. Giancarlo Giorgetti è il primo a materializzarsi, alle nove del mattino. Un rapido abbraccio con Renzo prima di scomparire all’interno dell’abitazione. Si trattiene per oltre tre ore e quando riemerge rimane in silenzio. Lo ha seguito di poco Marco Reguzzoni. È lunga anche la visita dell’ex capogruppo del Carroccio alla Camera ed ex presidente della Provincia di Varese.

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Si avvia a piedi, circondato da una selva di giornalisti, fotografi, telecamere. “Per tutti gli amici di Bossi appuntamento sarà domenica nell’abbazia di Pontida. Sarà in modo migliore per ricordare un grandissimo uomo”. Pontida per volontà di Bossi?, lancia qualcuno. “È una scelta assolutamente simbolo, voluta dalla famiglia”.

Nel pomeriggio compare Attilio Fontana, governatore della Lombardia: “Oggi la Lega perde chi l’ha inventata e io perdo un amico”.

Arriverà? Non verrà? L’elastico dei sì e dei no si rompe finalmente quando sono ormai le sei di sera. Eccolo, Matteo Salvini. Il segretario-vicepremier ministro entra senza una parola. Si trattiene per un’ora e mezza. All’uscita si congeda ripetendo “buonasera”, come un invito a fare spazio rivolto ai giornalisti, assiepati attorno alla Volkswagen Passat 2000 nella speranza di una dichiarazione,

Pontida allora, per il saluto di commiato al vecchio condottiero. Esequie domani, domenica 22, a mezzogiorno nell’abbazia del monastero di San Giacomo. Pontida, golfo mistico, luogo evocatore. Era il 20 maggio del 1990, primo raduno nel pratone. Un trionfo per Bossi, con ottomila a salutarlo al grido di “Roma ladrona, la Lega non perdona”. Renzo lo ha scritto nel suo messaggio: “La famiglia, volendo condividere l’ultimo passaggio con il popolo della Padania e la grande famiglia della Lega, ha deciso che i funerali di Umberto Bossi si tengano a Pontida”. A Pontida per chiudere il cerchio e mettere l’ultimo suggello alla grande avventura.

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