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Dassilva in aula: “Pierina parlava male di Manuela, ma non l’ho mai sentita con le mie orecchie”

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30.03.2026

Omicidio di Pierina: Louis Dassilva, il 35enne senegalese attualmente in carcere e unico imputato (foto Migliorini)

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Rimini, 30 marzo 2026 – Completo grigio, camicia bordeaux. Fermo in piedi dentro alla camera di sicurezza con lo sguardo rivolto ai fotografi e giornalisti che piantonano i doppi vetri e il pubblico accorso al tribunale di Rimini per assistere alla deposizione dell’imputato nel processo per l’omicidio di Pierina Paganelli. Così questa mattina Louis Dassilva ha atteso il tempo necessario per essere convocato dalla Corte d’Assise al banco testimoniale per rendere la propria verità.

Sentiti altri due testimoni

Non prima di avere assistito per un’ora circa all’escussione di altri due testimoni, tra cui uno della difesa: una ex amica di Loris e Manuela Bianchi, le cui parole si sono concentrate su alcuni messaggi audio scambiati il 28 febbraio 2025 con la moglie di Loris.

Messaggi in cui la donna confessava alla testimone, fatta arrivare in aula coattivamente da Aosta, che “la procura ha detto a Manuela di dire di aver visto Louis nel sotterraneo la mattina del ritrovamento di Pierina”, ma che “lei si era sempre rifiutata dicendo che non fosse vero”, ha ripercorso la testimone, che nel corso della deposizione ha anche ammesso di avere parlato del contenuto della propria testimonianza con una trasmissione televisiva, oltre a specificare che direttamente con Manuela abbia discusso del delitto solo in un'occasione, durante la quale Bianchi le disse che per lei non era stato Dassilva a uccidere Pierina.

Le prime parole di Dassilva

Terminato il preambolo testimoniale (con tanto di acquisizione del fascicolo sanitario della testimone), è stato proprio Louis ad accomodarsi sul banco. È partito dal ribadire la propria volontà a rispondere alle domande, il 36enne imputato, la cui deposizione si è svolta con l’assistenza di interprete di lingua Wolof, prima di cominciare dall’inizio: dal passato da militare.

“Per 21 mesi ho fatto servizio di Gendarmeria in Senegal, più la preparazione. Due anni in totale, tra il 2011 e il 2013. Dopo il servizio militare facevo addetto alla sicurezza per l’ambasciata americana a Dakar. Ero armato, ma solo con il manganello. Quando ero in Senegal - ha ripercorso l’imputato con il ritmo scandito dalle domande del pm - un gruppo armato senegalese mi ha chiesto di entrarvi a fare parte, ma io non ho accettato. Successivamente mi sono trasferito in Libia, dove sono stato sequestrato per un paio di settimane. Lì mi hanno torturato e durante il periodo ho anche combattuto con altri detenuti per la scommessa dei carcerieri”.

Le domande sui rapporti tra Manuela e la famiglia Paganelli

Pochi gli indugi del pm Daniele Paci prima di entrare nel vivo della testimonianza con domande sempre più incalzanti sui rapporti di Manuela Bianchi con la famiglia Paganelli e quanto di questi litigi fosse a conoscenza l’imputato 36enne. “Manuela era accettata dalla famiglia Paganelli perché sposata a Giuliano Saponi, ma non era molto considerata”. Nel corso dell’interrogatorio di giugno ’24, ha contestato il pm, Dassilva aveva spiegato: “La Pierina non l’accettava, la base dei problemi era la Pierina”, “Le mie valutazioni erano in base a ciò che mi riferiva Manuela”, ha spiegato Dassilva in aula. Louis ha poi ricordato: “Pierina parlava male di Manuela, ma non l’ho mai sentita con le mie orecchie”, sostenendo che la moglie Valeria gli avesse riferito di telefonate origliate tra Pierina e i figli in cui la 78enne “parlava male di Manuela”.

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