Israele all'Eurovision: così Tel Aviv ha influenzato e usato lo show a proprio vantaggio
Il cantante Noam Bettan che rappresenta Israele all'Eurovision Song Contest 2026 (Ansa)
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Roma, 14 maggio 2026 – Come funziona, veramente, il meccanismo di voto dell’Eurovision Song Contest e come è possibile che gli artisti promossi da Israele – che partecipa dal 1973 – continuino ad arrivare alti in classifica, se non a vincere, prendendo dunque voti, nonostante l’evidente sentimento di ostilità serpeggiante nell’opinione pubblica europea dovuto alla guerra nella Striscia di Gaza e le conseguenze per la popolazione palestinese? Sono due delle domande cui una nuova inchiesta del New York Times ha cercato di rispondere, raccogliendo dati, documenti e interviste che accendono un faro su quasi un decennio di edizioni. Sintetizzando, si potrebbe dire sia una questione di soldi, diplomazia e soft power, ma i contorni della vicenda sono ampi e hanno ricadute più o meno dirette sull’attuale edizione 2026.
Anzitutto la storia, ricostruiscono i giornalisti Mara Hvistendahl e Alex Marshall, inizia molto prima del 7 ottobre 2023 e di ciò che ne è conseguito. Doron Medalie, un ex autore musicale della scuderia israeliana all’Eurovision, ha raccontato loro che il governo di Tel Aviv ha iniziato a portare avanti la promozione dei suoi artisti, almeno, dal 2018, investendo oltre 100.000 dollari in promozione sui social media. Quell'anno Israele vinse il contest con Netta ('Toy'), e questo, secondo la testimonianza di Medalie al Nyt, ha convinto i vertici israeliani che l’Eurovision fosse un investimento strategico redditizio in termini di visibilità e narrazione mediatica.........
