Indagine sul cinema fuori da Cannes. Dove sono finiti i produttori italiani? “Dietro le piattaforme, luoghi di potere”
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‘Le città di pianura’, il film di Francesco Sossai che ha ora trionfato ai David 2026, aveva avuto il suo primo lancio – non certo passato inosservato – l’anno scorso al Festival di Cannes, sezione Un certain regard. Com’è noto, quest’anno sulla Croisette di nuove produzioni italiane invece non c’è traccia, o quasi. Benché in molti assicurino che possa trattarsi solo di un caso, occorre comunque chiedersi se questa assenza non sia il segnale di una crisi: ultimativa? molto grave? grave ma curabile, e se sì, in che modo?
“Dietro le piattaforme, luoghi di potere”
Il ragionamento attorno al tema è ampio e articolato, ma per rispondere a quando, dove, come e perché l’industria cinematografica italiana non riesce a reggere il confronto internazionale, bisogna anzitutto partire dal chi: chi, oggi, produce film in Italia. "Dietro la pervasività delle piattaforme e dei grandi investitori si nasconde una concentrazione dei luoghi di potere: sempre meno persone determinano quali storie vengano raccontate, come e da chi". Lo scrive in ‘È un’impresa fare un film’ (Einaudi) Carlo Cresto-Dina, fondatore della casa di produzione “Tempesta“.
Per lui, il problema non è tanto la mancanza di idee o creatività, quanto la progressiva scomparsa del produttore come figura con una visione editoriale propria – qualcuno che lavora con gli autori a servizio dell’opera, non qualcuno sopra agli autori........
