Jet fantasma targati San Marino diretti in Iran per aggirare l’embargo
Il fenomeno è emerso dopo la ’scomparsa’ dai radar di un Boeing 737 (a destra foto d’archivio). A sinistra, il segretario Marco Gatti
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San Marino, 17 marzo 2026 – Un aereo di linea che scompare dai radar appena entra nello spazio aereo iraniano. E una serie di velivoli che, almeno sulla carta, risultano registrati a San Marino, ma che in realtà non hanno mai avuto alcun legame con il registro aeronautico del Titano. Sembrerebbe essere questo uno dei sistemi utilizzati negli ultimi anni per aggirare l’embargo occidentale che impedisce alle compagnie aeree iraniane di acquistare aeromobili e pezzi di ricambio da produttori e società occidentali. Uno degli episodi più recenti risale al 4 settembre 2025. Quel giorno un Boeing 737 di 34 anni, con immatricolazione T7-Hra e formalmente registrato a San Marino, è decollato dall’aeroporto di Mascate, in Oman. Una volta entrato nello spazio aereo iraniano, il velivolo ha spento il transponder ed è scomparso dai sistemi pubblici di tracciamento dei voli. Non si tratta di un caso isolato: negli ultimi mesi, altri aerei hanno seguito percorsi simili. Queste operazioni sembrerebbero fare parte di un sistema consolidato.
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Il mercato nero dei ricambi e i falsi codici "T7"
L’embargo vieta infatti non solo la vendita di aeromobili, ma anche la fornitura di componenti fondamentali per la manutenzione: motori, carrelli, parti delle ali o persino elementi interni come i sedili. Per questo negli anni si sarebbe sviluppata una rete di intermediari e società che operano tra Africa e Asia, sfruttando registri aeronautici meno controllati e rotte di consegna poco trasparenti. Negli ultimi mesi è emerso dunque un elemento nuovo: l’utilizzo di codici di immatricolazione apparentemente collegati a San Marino. Il prefisso ’T7’, che identifica il registro aeronautico sammarinese, è stato associato ad alcuni aeromobili che non risultano mai iscritti ufficialmente negli archivi della Repubblica.
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L'allarme internazionale lanciato all'Icao
La situazione ha così spinto l’Autorità per l’aviazione civile sammarinese a lanciare un allarme internazionale. In una comunicazione inviata all’Icao, l’agenzia delle Nazioni Unite che coordina l’aviazione civile mondiale, è stato segnalato che diversi aerei starebbero operando con documenti di registrazione falsificati che simulano autorizzazioni rilasciate dal Titano. Tra i codici segnalati figurano proprio quelli associati ad alcuni velivoli finiti nelle rotte verso l’Iran. San Marino ha quindi chiesto la collaborazione degli Stati membri dell’Icao: qualora uno di questi aerei venisse individuato in un aeroporto internazionale, dovrebbe essere immediatamente fermato e sottoposto a verifiche. Una misura necessaria anche per evitare che l’uso fraudolento delle registrazioni possa creare conseguenze diplomatiche o esporre il Paese a possibili sanzioni.
La condanna del Titano: "È pirateria burocratica"
La segreteria di Stato alle Finanze ha definito la vicenda una vera e propria “pirateria burocratica”. I velivoli coinvolti, viene ribadito, “non sono mai stati registrati a San Marino, non hanno ricevuto autorizzazioni al volo e non sono mai stati sottoposti ai controlli tecnici previsti dalle normative della Repubblica”. Questa attività illecita “non è sfuggita ai sistemi di monitoraggio della nostra Autorità. Al contrario, è stata proprio la vigilanza posta in atto dall’Autorità stessa, nell’ambito delle consuete attività ad individuare per prima le anomalie e, accertata l’esistenza di questi ’aerei fantasma’, provvedere tempestivamente alle attività di segnalazione a tutte le autorità e le agenzie competenti, sia nazionali che internazionali”.
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