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Il M5s tifa per le primarie. Silvestri: “Sono necessarie, ma conta il programma” /

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05.04.2026

Francesco Silvestri, ex capogruppo del M5s (ImagoE)

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Roma, 5 aprile 2026 – Onorevole Francesco Silvestri, dopo tanta enfasi sulla Costituzione da 5 Stelle e fronte del No, non sarebbe doveroso istituzionalizzare con un voto parlamentare la crisi politica determinata dal referendum?

“Il governo Meloni in questo momento non ha una crisi parlamentare interna. Quindi sarebbe un passaggio a vuoto. A ogni modo il 9 aprile Meloni sarà in Aula e le sbatteremo in faccia tutti i suoi fallimenti. In primis economici”. Quindi qual è la prima iniziativa che le opposizioni del Campo largo dovrebbero mettere in campo?

“La definizione delle colonne programmatiche comuni, che devono rispecchiare le esigenze sociali di chi intendi rappresentare. Ad esempio: le politiche abitative che sono completamente trascurate dal governo; l’incremento salariale su cui il centrodestra è gravemente mancante; il rilancio industriale e della produttività viste le gravi difficoltà rilevate anche da Bankitalia”. E la sanità?

“Do per scontato l’incremento di quel che è stato tolto in questi anni alla sanità, che è stata usata da questo governo come bancomat per le politiche di riarmo”. Data la crisi del sistema, non meritava prendere dall’Europa i circa 35 miliardi del Mes per la sanità?

“È stata una salvezza non attivarlo e riuscire a varare un piano che ha portato il Pnrr anche ad affrontare problemi in ambito sanitario, il tutto senza entrare in dinamiche ricattatorie. All’Italia e a questo governo non mancano i fondi, ma la capacità di saperli investire. È questa maggioranza che per investire in armi crea la paralisi nel Paese”. Nove euro di salario minimo non sono pochi rispetto ai 12, che a gennaio diventeranno quasi 15, della Germania?

“È l’elemento di partenza che aiuterebbe centinaia di migliaia di lavoratori: guardiamo al comparto vacanziero, le mense, la vigilanza. È un punto di partenza importante da incrementare, appunto come successo in Germania”.

Assise, web, convegni, vertici: qual è il luogo della sintesi di questo programma che non sia ridotto alle segreterie di partito?

“Quello che definiscono i cittadini. La capacità di ascolto e di proposta delle soluzioni che, ripeto, ruota intorno alle colonne di cui parlavo. Poi saranno le soluzioni proposte a definire il campo delle alleanze. Per noi è ovvio che occorra ragionare sui salari, sul lavoro e sulle modalità e la mole dei finanziamenti alla Difesa. La partecipazione si misura sulla capacità di credere nel programma, saperlo rappresentare e portare al governo”.

Le alleanze delle regionali fino a Italia viva, più eventuali civici, non sono una base?

“Non lo so. Cercando risorse da investire, siamo tutti d’accordo che non possiamo spendere sul Ponte di Messina e aumentare in questo modo la spesa militare? Se sì, bene. Sono confini programmatici dirimenti, come lo sono case, salari, sanità, investimenti. Non si scappa”.

Eventuali primarie non potranno comunque essere solo un casting, qualche opzione sarà pur incarnata dai candidati...

“Partiamo dal presupposto che le primarie sulla base di un programma condiviso per quanto mi riguarda sono un’indispensabile esigenza culturale del campo progressista, non determinata da questa o quella legge elettorale. Si sceglierà il candidato premier più condiviso, che ovviamente incarnerà sensibilità diverse rispetto agli altri, ma sarà comunque tenuto e rispettare e rappresentare un programma comune. Quindi non sarà una scelta determinata solo dalla differenza che esprime, ma ancor più dalla capacità di rappresentare e rassicurare un elettorato nella competizione con Meloni. Se si reputa che sia Conte l’avversario più temibile per la premier, allora verrà scelto anche in base a questo”.

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