Sicurezza, il governo corre. L’attacco a un poliziotto al corteo anarchico imprime un’accelerata al decreto
La premier Giorgia Meloni
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Roma, 20 apopriele 2026 – Parte da Giorgia Meloni e attraversa ministri e maggioranza, la gara di solidarietà dopo il ferimento del funzionario di polizia Francesco Romano durante il corteo anarchico a Roma in solidarietà ad Alfredo Cospito. Un moto che fa il paio con l’accelerata impressa dall’esecutivo al Dl Sicurezza, il cui iter prende avvio oggi in Commissione alla Camera per arrivare a conclusione prima del 25 aprile. Un’accelerata che per molti è strettamente correlata proprio ai fatti di cronaca degli ultimi giorni, dalla morte di un ragazzo accoltellato a Pavia al ferimento, appunto, del vice dirigente della Digos romana surante il corteo degli anarchici. Sull’argomento la premier affida ieri di primo mattino ai social il proprio messaggio, un messaggio netto: solidarietà al poliziotto colpito da una bottiglia al volto e un avvertimento a chi "pensa di intimidire lo Stato con la violenza".
"Non ci riuscirete", scrive, ribadendo che il governo "non arretrerà di un passo". Sulla stessa linea il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che racconta di aver sentito telefonicamente Romano, sottolineandone "impegno, professionalità e coraggio" come "esempio di civiltà". Piantedosi insiste su un punto: le manifestazioni, sempre più spesso, diventano teatro di "violenza gratuita", mentre le forze dell’ordine restano presidio "irrinunciabile" della convivenza civile. Annuncia anche un incontro al Viminale con l’agente ferito. Il coro dei ministri si allarga. Paolo Zangrillo parla di "furore ideologico" e di piazze trasformate in strumenti di intimidazione, ribadendo che colpire un agente significa colpire lo Stato. Orazio Schillaci condanna "ogni forma di violenza", sottolineando il ruolo quotidiano delle forze dell’ordine nella tutela della collettività.
Dalla maggioranza arrivano toni altrettanto duri. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, attacca la sinistra accusandola di silenzio e rivendica una scelta di campo "dalla parte delle Forze dell’Ordine". Alessandro Colucci (Noi Moderati) richiama i "valori imprescindibili di democrazia", ricordando che manifestare non può mai tradursi in violenza. Anche dall’opposizione arrivano segnali, seppur con toni più istituzionali. Maria Elena Boschi e Raffaella Paita, a nome di Italia viva, esprimono solidarietà all’agente e una "ferma condanna" degli atti violenti, ribadendo il sostegno alla polizia.
Nel frattempo, mentre il fronte politico dibatte sul tema sicurezza, il governo accelera sul decreto che porta lo stesso nome. Nei giorni scorsi, dopo una maratona di dieci ore, il Senato ha dato il via libera con 96 voti favorevoli e 46 contrari. Un passaggio cruciale che proietta il provvedimento verso la Camera, dove i tempi sono strettissimi: la conversione in legge deve arrivare entro il 25 aprile. L’iter è già tracciato. Dopo l’esame in commissione Affari costituzionali, domani mattina partirà la discussione in Aula a Montecitorio. Prima le pregiudiziali di costituzionalità, poi – come da prassi su provvedimenti sensibili – il governo dovrebbe porre la questione di fiducia. Il giorno successivo sono attese le dichiarazioni di voto e, nel primo pomeriggio, il voto sulla fiducia. A seguire, la partita degli ordini del giorno, che potrebbero diventare lo strumento dell’opposizione per allungare i tempi con un ostruzionismo mirato.
La tabella di marcia resta quindi serrata, ma non priva di incognite: l’obiettivo è chiudere entro giovedì, ma molto dipenderà dalla dinamica del confronto parlamentare. Il decreto interviene su più fronti: dal cosiddetto "fermo preventivo" fino a 12 ore per soggetti ritenuti pericolosi in occasione di manifestazioni, allo "scudo" per gli agenti, fino alla stretta sul porto di coltelli – con particolare attenzione ai minori – e alle norme sui rimpatri dei migranti.
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