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Come e quando si entra in guerra? Il Trattato Ue, le clausole Nato e i patti per l’uso ‘attivo’ delle basi americane in Italia

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09.03.2026

La fregata spagnola Cristobal Colon in mare aperto: la Spagna ha inviato la sua nave più avanzata per proteggere Cipro.

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Siamo precipitati nella prima guerra globale fatta non solo di bombe e droni ma anche di crisi energetica. Mentre il Medio Oriente si infiamma ogni giorno di più e lo stretto di Hormuz chiuso provoca l’impennata del costo del petrolio, l’Europa attraverso alcuni Paesi tra cui l’Italia è stata costretta a fare un passo avanti in chiave difensiva verso un Paese membro, e cioè Cipro (che non fa parte della Nato). L’Isola oggi ha anche la responsabilità semestrale della guida dell’Unione europea.

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Cosa stabilisce l’articolo 42.7 del Trattato Ue

La scelta è avvenuta dopo che alcuni droni iraniani Shahed nei giorni scorsi sono stati lanciati dall’Iran, ma intercettati, verso la base inglese di Akrotiri. A questo punto è scattata la solidarietà difensiva di Grecia, Italia, Spagna e Paesi Bassi unita ai rinforzi allestiti dall’Inghilterra. Per adesso Cipro non ha invocato l’articolo 42.7 del Trattato Ue che stabilisce che se uno Stato membro subisce un’aggressione armata sul proprio territorio gli altri soci del club hanno l’obbligo di fornire aiuto e assistenza coerentemente anche con gli impegni Nato. Per ora quindi i Paesi che stanno fornendo aiuto lo stanno facendo con questo spirito ma tenendo ufficialmente fuori dallo scenario l’Unione europea per evitare i rischi di una ulteriore escalation.

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La clausola di solidarietà del Trattato Ue (articolo 222) e l’articolo 5 della Nato

La principale norma della Ue che obbliga i membri a prestare assistenza in caso di aggressione armata è l’articolo 42, paragrafo 7 del Trattato dell’Unione, conosciuto come come clausola di difesa reciproca. In questo quadro normativo esistono due disposizioni chiave nel diritto dell'Ue riguardanti il mutuo soccorso. Uno è appunto l’articolo 42.7. L’altro è l’articolo 222, conosciuto come clausola di solidarietà, in base al quale l’Unione e gli Stati membri agiscono congiuntamente se uno di loro è vittima di un attacco terroristico o di una catastrofe naturale provocata dall'uomo. Lo spirito che anima queste clausole è lo stesso dell’articolo 5 Nato ma a differenza di questo, la clausola Ue non prevede automaticamente una risposta militare coordinata da una struttura di comando integrata. Concede invece ai singoli Stati la scelta delle modalità di assistenza.

L’Italia ha inviato la Fregata Martinengo a difesa di Cipro

La Fregata Martinengo (lunga 144 metri e larga una ventina) conta bordo 160 marinai ed è equipaggiata con sistemi radar avanzati che possono intercettare eventuali vettori già a 200 chilometri di distanza e missili Aster per neutralizzare eventuali attacchi da droni o razzi diretti verso il territorio cipriota. È stata consegnata nuova di zecca alla Marina militare nel 2018 e negli ultimi tempi è stata impiegata in altre operazioni internazionali come la Missione Aspides nel Mar Rosso.

Quando e come viene concesso l’uso delle basi Usa in Italia per operazioni di attacco

L’altro tema di questi giorni che scalda il dibattito interno italiano tra maggioranza e opposizione è l’eventuale utilizzo delle basi americane in Italia in funzione della guerra in Iran. Il Rubicone che gli americani non possono oltre passare se non dopo un passaggio parlamentare italiano è l’uso delle basi per operazioni di attacco, che per ora non è stato chiesto. Di fatto funzioni logistiche dietro le quinte del conflitto però vengono già svolte.

I siti americani principali in Italia sono Aviano, in Friuli Venezia Giulia con lo schieramento dei cacciabombardieri F16 e Sigonella, in Sicilia, dove sono operativi droni, aerei da rifornimento, aerei da ricognizione, radar e altre apparecchiature tecnologiche di intelligence. Praticamente un faro di controllo nell’area sud. Altri poli importanti con copertura Nato sono poi i porti di Gaeta, base operativa della Sesta flotta, e di Napoli che ha prevalentemente compiti di comando. Il Muos (Mobile user objective system) a Niscemi in Sicilia, serve per le comunicazioni sparse sul territorio nazionale. Tempo fa è finito al centro di polemiche per presunte emissioni nocive.

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Posto sotto un innalzamento della sicurezza c’è anche Camp Darby, tra Pisa e Livorno, il più grande deposito di armi e munizioni americano in Europa mentre Camp Ederle a Vicenza ospita la 173esima Brigata paracadutisti di pronto impiego per il fronte Sud (Africa), mentre la Caserma Del Din, sempre in Veneto è base di altre truppe terrestri. Sparsi per la penisola ci sono anche un centinaio di centri minori, alcuni dei quali coperti da riservatezza.

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I patti che regolano l’uso delle basi americane in Italia

I primi patti che ne regolamentano l'utilizzo risalgono al primo dopoguerra: il Nato Sofa del 1951, poi il Bilateral infrastructure agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e attualizzato con il Memorandum d'intesa Italia-Usa del 1995. Basi Usa in Italia sono già state utilizzate nei conflitti dopo la Seconda guerra mondiale. Governo e Parlamento nel 2003 durante la seconda Guerra del Golfo condotta dagli Usa dettero semaforo verde all’invio verso Erbil, in Iraq, dei paracadutisti della 17esima Brigata da Camp Ederle. Era una missione non Nato.

Nel 1999 L’Italia concesse le basi per i bombardamenti in Kosovo nell’operazione Allied force dell’Alleanza a cui prese parte direttamente, idem nel 2011 in Libia. La nebbia degli eventi è ancora fotta in Medio Oriente, l’Iran non cede e gli Emirati Arabi, secondo i media israeliani, cominciano operazioni non più difensive ma di attacco a loro volta. Sarebbe già stato colpito un impianto di desalinizzazione in Iran.

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