Mancato sostegno all’editoria, Bonafè attacca il governo: “Non ha a cuore i giornali”
Roma, 20 febbraio 2026 – "La verità è che per il governo il settore dell’editoria non è centrale. Si procede a vista, fra tagli di risorse ed emendamenti estemporanei che mostrano soprattutto una cosa: l’assenza di una strategia e di una visione per un settore strategico per la vita democratica". Simona Bonafè, ex europarlamentare e ora capogruppo del Partito democratico nella Commissione Affari Costituzionali della Camera, non nasconde il suo sconcerto, anche per il modo in cui i relatori della maggioranza hanno portato a termine il lavoro sugli emendamenti al decreto Milleproroghe: "È stato un autentico disastro, con proposte arrivate fuori tempo massimo soprattutto per le divisioni nella maggioranza".
A farne le spese è stato anche il settore dell’editoria: è saltata la proroga del credito di imposta sull’acquisto della carta.
"Avevamo proposto il rinnovo del credito di imposta del 30% con una dote di 40 milioni e il contestuale rifinanziamento del Fondo per il pluralismo dell’informazione. Non solo è stato cancellato lo sconto fiscale per l’editoria, ma il governo ha anche tagliato le risorse dal fondo, già ridimensionate con la legge di Bilancio, per finanziare il rimborso a Poste delle spedizioni".
Quali sono i motivi di queste scelte del governo?
"In fondo il governo considera l’editoria un settore marginale, non strategico. Io credo, invece, che l’informazione sia un bene pubblico essenziale e che il pluralismo sia fondamentale non solo per la democrazia ma anche per garantire la qualità dell’informazione in un momento estremamente complesso per l’intero settore. Per questo occorre sostenere la presenza di più voci indipendenti e non continuare a tagliare quelle risorse che, tra l’altro, non sono mai venute meno negli ultimi anni, almeno fino all’arrivo di questo governo".
Risorse necessarie anche per fare fronte alla concorrenza spesso "sleale" delle grandi piattaforme digitali, che agiscono in un contesto regolamentare che è quasi da legge della giungla?
"Certo. È chiaro che l’editoria attraversa grandi difficoltà e non solo per il calo delle vendite dei quotidiani e per il collasso della rete di distribuzione basata sulle edicole. Ma anche per la concorrenza sleale delle big tech sull’informazione on line. È chiaro che il settore dovrebbe essere sostenuto con una visione strategica in grado di accompagnarlo lungo la strada della transizione digitale. Invece, con tagli ed emendamenti in provvedimenti “omnibus“ come il Milleproroghe, si sta facendo esattamente il contrario".
Eppure, il sottosegretario con la delega all’Editoria, Alberto Barachini, sostiene che i fondi ci sono e che il governo vuole aiutare l’editoria. Chi ha ragione?
"Semplice: se davvero si vuole sostenere il settore, allora lo dimostri con i fatti, aumentando e non riducendo le risorse del fondo per il pluralismo. Avrebbe dovuto semplicemente riformulare gli emendamenti, ma non lo ha fatto".
