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Paralimpiadi nella bufera. La scelta anti boicottaggi: "Nessun portabandiera"

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05.03.2026

Domani all’Arena di Verona la cerimonia di inaugurazione delle Paralimpiadi 2026

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Roma, 5 marzo 2026 – Una bufera senza precedenti travolge la vigilia dei Giochi Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026. A sole ventiquattro ore dall’accensione del braciere, prevista per domani sera all’Arena di Verona, la notizia è ufficiale: la cerimonia di apertura non vedrà la tradizionale sfilata degli atleti portabandiera. Si tratta di una scelta che ha un solo precedente storico, anche se con numerosi distinguo, quello dei Giochi di Mosca 1980 (quando gli Stati Uniti e il blocco occidentale protestarono per l’invasione sovietica dell’Afghanistan) e che certifica il caos organizzativo e diplomatico in cui è sprofondata la manifestazione proprio nel momento del suo debutto ufficiale sul suolo italiano.

Ufficialmente, il Comitato Paralimpico Internazionale (Ipc) ha motivato la decisione con ragioni puramente logistiche e tecniche: la distanza tra l’Arena di Verona e i siti di gara di Milano, Cortina e Tesero renderebbe troppo gravoso lo spostamento per gli atleti, molti dei quali impegnati nelle competizioni già dal sabato mattina. Al posto dei campioni, a sfilare con i vessilli nazionali saranno i volontari, mentre le immagini dei portabandiera originali, registrate preventivamente in forma digitale nei giorni scorsi, verranno trasmesse sui maxischermi dell’Arena e nel circuito televisivo mondiale. Tuttavia, dietro la giustificazione ufficiale della "lontananza dai campi di gara", emerge una realtà politica molto più complessa e tesa che l’organizzazione ha cercato di gestire fino all’ultimo minuto.

La decisione di azzerare la presenza fisica degli atleti sul palco veronese appare come una mossa estrema per arginare il boicottaggio annunciato da ben nove nazioni. Oltre all’Ucraina, la cui defezione era considerata scontata, anche Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia, Paesi Bassi, Germania e Repubblica Ceca hanno confermato ufficialmente l’intenzione di disertare la cerimonia. La protesta nasce dalla clamorosa divergenza tra le linee guida del Cio, adottate per le Olimpiadi di febbraio, e quelle dell’Ipc per le Paralimpiadi: se nel primo caso russi e bielorussi avevano gareggiato come "atleti individuali neutrali", a Verona è stato concesso loro il ripristino totale di inni e bandiere nazionali, interrompendo un bando che durava dal 2014.

Il clima di tensione è alimentato anche dalle accuse di disparità di trattamento nel panorama sportivo globale. Molte delegazioni hanno sollevato il caso di Israele, i cui atleti continuano a gareggiare regolarmente a Milano-Cortina, evidenziando una gestione delle sanzioni ritenuta da molti incoerente. In questo scenario, l’Italia si trova in una posizione delicata: pur non aderendo al boicottaggio per onorare il ruolo di Paese ospitante, il Comitato italiano si era già schierato apertamente contro la scelta dell’Ipc di riammettere i simboli russi.

L’Arena di Verona si prepara dunque a una cerimonia "virtuale" e blindata, dove i volontari sostituiranno gli sportivi, in una parata che rischia di passare alla storia come il simbolo della più profonda crisi d’identità del movimento paralimpico moderno.

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