Chi è Bartolozzi, dal caso Almasri al “plotone di esecuzione”: perché si è dimessa la vice di Nordio
L'ex Capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi
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Si è conclusa l'esperienza di Giusi (Giuseppa Lara) Bartolozzi al vertice amministrativo del Ministero della Giustizia per un anno. La Capo di Gabinetto del Guardasigilli Carlo Nordio – siciliana di Gela, classe 1969 – ha rassegnato le proprie dimissioni all'indomani dell'esito del referendum costituzionale. La consultazione, che ha visto la prevalenza dei pareri contrari alla riforma con circa il 54% dei voti, ha segnato un punto di svolta per gli equilibri interni di Via Arenula. La decisione di Bartolozzi, giudice a Gela e poi a Roma, ed ex deputata di Forza Italia, giunge al termine di una fase caratterizzata da un acceso confronto pubblico. Al centro del dibattito erano finite alcune affermazioni rese dalla stessa Capo di Gabinetto durante la campagna elettorale. In un intervento televisivo, Bartolozzi aveva sostenuto le ragioni del "Sì" alla riforma della giustizia utilizzando espressioni che hanno sollevato immediate reazioni nelle istituzioni e tra le rappresentanze togate.
Le dichiarazioni al centro del caso
Nello specifico, Bartolozzi aveva rivolto un appello al voto affermando: "Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura". In un altro passaggio del medesimo intervento, la Capo di Gabinetto aveva descritto l'ordine giudiziario ricorrendo alla locuzione "plotoni di esecuzione". Tali parole avevano suscitato la dura replica dell'Associazione Nazionale Magistrati (ANM) e delle forze di opposizione, che avevano ravvisato in queste dichiarazioni una lesione del principio di terzietà richiesto a chi ricopre un ruolo di vertice tecnico-amministrativo all'interno del Ministero. Nonostante il tentativo di mediazione iniziale da parte del ministro Nordio, che aveva inizialmente ricondotto le parole di Bartolozzi a una libera espressione di opinione politica nel contesto del dibattito referendario, la pressione politica è rimasta costante fino alla chiusura delle urne. Il risultato del referendum, che ha bocciato l'impianto complessivo della riforma costituzionale, ha accelerato il processo di disimpegno della funzionaria dal suo incarico.
L’indagine per falso nel caso Almasri
A pesare sulle dimissioni di Bartolozzi potrebbero essere state anche le indagini in cui la Procura di Roma le contesta false dichiarazioni al pubblico ministero. Secondo l'accusa, avrebbe mentito ai magistrati del Tribunale dei Ministri riguardo alle procedure di gestione del comandante libico Osama Elmasry Njeem, arrestato in Italia e poi rimpatriato nel gennaio 2025 con un volo di Stato nonostante un mandato di cattura della Corte Penale Internazionale per crimini contro l'umanità. Gli inquirenti sostengono che Bartolozzi abbia fornito informazioni non veritiere sulla mancanza di atti formali necessari per trattenere Almasri, coprendo di fatto presunte omissioni del ministro Nordio. L'avviso di conclusione delle indagini le è stato notificato a febbraio 2026.
Il rimpasto ai vertici del Ministero
Le dimissioni di Bartolozzi coincidono temporalmente con l'uscita dal governo del sottosegretario Andrea Delmastro. Sebbene per quest'ultimo le motivazioni siano riconducibili a vicende di diversa natura — segnatamente collegate alla gestione di quote societarie in attività private — la perdita simultanea di due figure chiave pone il Ministero della Giustizia di fronte alla necessità di una rapida riorganizzazione. Bartolozzi aveva assunto l'incarico di Capo di Gabinetto nel marzo 2024, subentrando ad Alberto Rizzo. Sotto la sua direzione, l'ufficio ha coordinato la stesura dei decreti legislativi più rilevanti della legislatura e ha gestito i rapporti tecnici con le commissioni parlamentari durante l'iter della riforma sulla separazione delle carriere.
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Prospettive per la successione
La vacanza della poltrona di Capo di Gabinetto apre ora il tema della successione in un momento di particolare delicatezza per il Guardasigilli. La scelta del profilo che prenderà il posto di Bartolozzi sarà indicativa del percorso che il ministero intenderà intraprendere nel post-referendum: se puntare nuovamente su una figura di estrazione magistratuale o se optare per un profilo tecnico di diversa provenienza, al fine di ristabilire il dialogo con l'ordine giudiziario dopo le tensioni degli ultimi mesi.
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