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“Dopo Valentino e Armani una sola strada per la moda italiana: piccoli marchi, visione radicale”

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21.01.2026

Milano – Docente di scenari culturali contemporanei all’Università di Bologna e all’Accademia di Costume e Moda di Roma e Milano, Paolo Ferrarini è un rabdomante di trend che verranno, nella moda e non solo. Lo abbiamo incontrato per capire se, dopo Valentino e Armani, il Made in Italy ha ancora speranze di sopravvivenza.

Perché la scomparsa degli stilisti ci fa sentire orfani, mentre la scomparsa dei vestiti no?

"Un abito è una storia personale, la mente che le ha creato è una storia collettiva. Vedere scomparire una figura che ha rappresentato qualcosa di rilevante non solo per noi ma anche per tutta la cultura che ci circonda, diventa un lutto difficile da superare. Lutto collettivo e lutto personale sono due dimensioni diverse ma altrettanto potenti”.

Negli Ottanta lo stilista era autore e imprenditore, oggi spesso è un direttore creativo a rotazione: modernità o addio alla libertà?

"La cultura oggi è un bene di consumo soggetto a obsolescenza programmata. I direttori creativi, sempre più esposti, diventano bersagli e sono chiamati a gestire collezioni e competenze diversificate in un mercato complesso. A un direttore creativo viene........

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