Il giallo di Pierina Paganelli a Rimini: qualcuno sa molto più di quanto ha raccontato finora
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Prima che esplodesse Garlascopoli, la trama più magnetica del crime italiano aveva un altro palcoscenico: il seminterrato di via del Ciclamino, a Rimini. Per il delitto di Pierina Paganelli, in carcere c’è Louis Dassilva, senegalese, marito di Valeria Bartolucci e amante della vicina Manuela Bianchi. È proprio la dirimpettaia che, a un anno e mezzo dall’omicidio, indica il suo nome. Non lo fa in un momento qualsiasi. Lo fa in incidente probatorio. E lo fa il giorno dopo il crollo dell’indizio più ingombrante dell’inchiesta: la famosa CAM3, la telecamera che per mesi ha sostenuto una narrazione investigativa ormai diventata familiare al pubblico.
È lì che Manuela Bianchi colloca l’origine del sospetto. La mattina del 4 ottobre, nel garage di via del Ciclamino. Dice di aver incrociato Dassilva e di aver avvertito qualcosa di indefinibile. Una specie di intuizione oscura che avrebbe acceso dentro di lei un presentimento impossibile da ignorare. Ed è proprio su quell’intuizione che il Riesame ha ritenuto credibile la sua versione. Ma c’è un punto in cui il racconto smette di convincere. Cioè quando si smette di ascoltare le parole e si guardano i comportamenti. Chi pensa davvero di trovarsi davanti a un assassino non continua a cercarlo. Non gli scrive messaggi affettuosi. Non gli lascia biglietti e soprattutto non organizza incontri clandestini proprio sulla scena del crimine. Proprio lì, nel luogo in cui Pierina Paganelli è stata uccisa.
La psiche umana è molto meno contraddittoria di quanto si voglia credere. Quando il cervello percepisce un pericolo reale la risposta è primitiva: il corpo si allontana prima ancora che la mente riesca a costruire una spiegazione razionale. Mentre il processo entra nel vivo compare anche la testimonianza dell’amica Romina Sebastiani, secondo la quale Manuela le avrebbe confidato di aver inguaiato Dassilva per proteggere sé stessa, la figlia e il fratello Loris. Una versione che Bianchi smentisce. Dunque, secondo l’accusa, Dassilva avrebbe ucciso Pierina perché temeva di essere cacciato di casa dalla moglie Valeria una volta scoperta la relazione con Manuela.
Il problema è che questa teoria si scontra con la realtà dei rapporti familiari. Valeria aveva attraversato tempeste ben più violente. Aveva accettato altre relazioni del marito. Aveva perfino tollerato che avesse un figlio con un’altra donna in Senegal, una donna che è arrivata persino a conoscere. Se una coppia è sopravvissuta a questo, è davvero credibile che un’ulteriore relazione extraconiugale, per quanto imbarazzante, possa trasformarsi nel detonatore di un omicidio? In questa storia, qualcuno sa molto più di quanto ha raccontato finora.
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