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L’oro della nonna vale una fortuna: il patrimonio nascosto nelle case degli italiani

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19.07.2026

Anelli, orologi, collane della nonna. Gli italiani tengono in casa qualcosa come 150 miliardi di euro. Ma, con i prezzi che salgono, in tanti vendono e le catene di negozi vanno in Borsa

I grandi banchieri di Wall Street passano le giornate a interrogare algoritmi intricati come una sciarada. Gli strateghi della finanza mondiale inseguono l’Intelligenza artificiale, i supercomputer e i misteriosi movimenti dei mercati. Jeff Bezos per alimentare i suoi giganteschi data center va perfino a caccia di rame nel sottosuolo dell’Arizona, con lo spirito di un cercatore d’oro del Klondike con il casco da imprenditore tecnologico. In Italia, invece, il fondo sovrano della nazione, quello che conserva la ricchezza del Paese, è a portata di mano. Non serve scavare montagne, non servono trivelle, non serve nemmeno una connessione internet ultraveloce. Basta aprire il cassetto del comò.

Sì, proprio quello. Il luogo sacro dove convivono calzini spaiati, vecchie ricevute del supermercato, fotografie scolorite e, spesso, un piccolo patrimonio dimenticato: la collana della nonna, il braccialetto del battesimo, la spilla regalata dalla zia, l’anellino conservato in una scatolina di velluto ormai consumata dal tempo. Un tesoro che secondo stime, la cui attendibilità è difficile da verificare, potrebbe valere 150 miliardi.

Per anni l’abbiamo guardato con un misto di tenerezza e sufficienza. Oggetti del passato, ricordi di un’Italia fatta di cerimonie familiari, comunioni, cresime e matrimoni. Roba da nonni, pensavamo. Un po’ come i centrini sul televisore e le bomboniere con il carillon. Poi è arrivato il mercato dell’oro a ricordarci una verità: il metallo giallo ha una memoria molto più lunga della nostra.

All’inizio dell’anno l’oro ha sfiorato livelli impensabili, superando quota 5.500 dollari l’oncia. Anche l’argento ha vissuto una corsa straordinaria, arrivando oltre i 116 dollari. Ora il vento è cambiato: l’oro è sceso intorno ai 4.100 dollari l’oncia e l’argento è precipitato verso quota 61 dollari. Una frenata importante, ma non sufficiente a cancellare una storia di crescita impressionante. Perché dieci anni fa il metallo giallo........

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