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Caldo killer sul lavoro: 7 lavoratori su 10 sono a rischio, l’allerta ora arriva in 90 secondi

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Il caldo estremo mette a rischio 7 lavoratori su 10 nel mondo. In Italia nasce un software che invia allerte in 90 secondi

Per anni lo abbiamo trattato come una seccatura stagionale, una parentesi rovente da attraversare con ventilatori, aria condizionata, bottigliette d’acqua e qualche bollettino meteo letto distrattamente, ma il caldo estremo, ormai, non è più soltanto una questione di disagio urbano o di estati sempre più difficili da sopportare: è diventato un problema di salute pubblica, di sicurezza sul lavoro, di continuità dei servizi e di tenuta dei sistemi produttivi.

I numeri raccontano una trasformazione che non può più essere derubricata a emergenza passeggera. Secondo l’International Labour Organization, ogni anno l’esposizione al caldo eccessivo è collegata a quasi 19 mila morti e a oltre 22 milioni di infortuni professionali, mentre i lavoratori esposti a condizioni di stress termico sono più di 2,4 miliardi, pari a circa sette lavoratori su dieci nel mondo.

È una platea enorme, fatta di operai dell’edilizia, agricoltori, addetti alla logistica, rider, operatori della manutenzione, personale sanitario, soccorritori e lavoratori che spesso continuano a svolgere attività fisicamente impegnative proprio nelle ore e nei luoghi in cui il corpo umano diventa più vulnerabile.

Quando lavorare diventa pericoloso

Il caldo estremo non produce soltanto stanchezza, cali di concentrazione o una generica sensazione di malessere. Può provocare disidratazione, collassi, danni renali, disturbi neurologici, aggravamento di patologie pregresse e aumento del rischio di incidenti sul lavoro, perché un organismo sotto stress termico reagisce peggio, si affatica più in fretta e perde lucidità proprio quando lucidità e prontezza sarebbero fondamentali.

Nei settori più esposti, dalla cantieristica all’agricoltura, dalla raccolta dei........

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