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Trump tende la mano a Kim, Pyongyang alza il prezzo: cosa sta succedendo davvero tra Stati Uniti e le due Coree

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22.08.2026

Trump riduce le esercitazioni con Seoul e riapre al dialogo con Kim Jong-un. Pyongyang risponde con missili e alza il prezzo del negoziato

Donald Trump riduce le esercitazioni militari con la Corea del Sud perché considera «ostile» continuare a mostrarle a un Kim Jong-un con il quale dice di avere ancora un ottimo rapporto; Lee Jae-myung, praticamente nelle stesse ore, torna a chiedere che Seoul recuperi entro la fine del suo mandato il controllo operativo delle proprie forze in caso di guerra; Pyongyang osserva entrambi, rifiuta di considerare il gesto americano una vera concessione e il giorno successivo lancia verso il mare circa dieci missili balistici a corto raggio.

In meno di una settimana la penisola coreana ha condensato in una successione rapidissima tutti i paradossi che la attraversano da oltre settant’anni e, soprattutto, ha mostrato quanto il nuovo tentativo di Donald Trump di riaprire il dossier nordcoreano possa produrre effetti molto più ampi di un eventuale quarto incontro con Kim Jong-un. Perché questa volta non è in discussione soltanto se Washington e Pyongyang torneranno a parlarsi: a essere rimessi sul tavolo sono il funzionamento stesso dell’alleanza tra Stati Uniti e Corea del Sud, il ruolo militare americano nella penisola e il grado di autonomia che Seoul vuole conquistare mentre il Nord continua ad ampliare il proprio arsenale.

Tutto è cominciato il 16 agosto, quando Trump ha annunciato di avere ordinato al Pentagono di «ridurre sostanzialmente» le esercitazioni militari congiunte con Seoul, definendole costose e soprattutto un segnale «totalmente inappropriato e ostile» nei confronti della Corea del Nord. Le Ulchi Freedom Shield erano già programmate dal 17 al 27 agosto, avrebbero coinvolto circa 18 mila militari sudcoreani insieme alle forze americane e quest’anno erano state adattate anche alle nuove minacce emerse dalla guerra in Ucraina, dai droni alle operazioni cyber fino alle interferenze GPS. Trump ha motivato la decisione richiamando ancora una volta il proprio rapporto personale con Kim, sostenendo che il leader nordcoreano si fosse mostrato «rispettoso» e che continuare a esercitarsi militarmente contro di lui fosse perfino «insulting».

Non era la prima volta. Dopo il vertice di Singapore del 2018 Trump aveva già sospeso grandi esercitazioni congiunte con la Corea del Sud nel tentativo di facilitare il negoziato nucleare con Pyongyang, inaugurando una diplomazia nella quale il rapporto personale con Kim veniva deliberatamente utilizzato per superare le rigidità dell’apparato diplomatico tradizionale. Otto anni dopo, però, lo scenario è completamente diverso: il programma nucleare nordcoreano è più avanzato, il legame militare tra Pyongyang e Mosca è diventato strutturale e la Corea del Nord ha acquisito persino esperienza diretta sul campo di battaglia attraverso il dispiegamento delle proprie truppe a sostegno della Russia. Proprio quelle lezioni, avevano ricordato pochi giorni prima ufficiali americani e sudcoreani, erano state incorporate negli scenari delle esercitazioni di quest’anno.

Il modo in cui la decisione americana è arrivata a Seoul ha aggiunto un problema ulteriore. Il ministro degli Esteri sudcoreano Cho Hyun ha riferito al Parlamento che né il governo di Seoul né, apparentemente, gli stessi funzionari americani erano stati informati preventivamente dell’ordine presidenziale. Le esercitazioni sono quindi iniziate regolarmente il 17 agosto e soltanto successivamente Stati Uniti e Corea del Sud hanno stabilito come applicare la direttiva: Ulchi Freedom Shield è stata ridotta da undici a cinque giorni e si è conclusa il 21 agosto, sei giorni prima del previsto, mentre una parte dell’addestramento sul terreno è stata cancellata, rinviata o ridimensionata. In particolare è saltata la seconda fase dell’esercitazione, quella maggiormente orientata alle operazioni di contrattacco, lasciando il programma concentrato soprattutto........

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