Tutti vogliono una scuola severa. Ma solo per i figli degli altri
La difendono tutti, dai palazzi della politica alle chat dei genitori, fino alle sale professori. Poi arriva un voto contestato, una classe difficile, una proposta di calendario diverso, e il tempio dell’istruzione diventa subito il cortile di casa.
Gli asili sono agli ultimi giorni, gli esami di terza media vanno in archivio, la maturità vede il traguardo, i corsi di recupero vivono stancamente le ultime battute: la scuola sta per chiudere davvero. Le vacanze non sono un miraggio dovuto al caldo, sono lì, dietro l’angolo, con il loro carico di sollievo e bilanci. Proprio adesso, quando i cancelli si serrano e restano ricordi, pagelle, prove, verbali, griglie e spiegazioni, si vede meglio che cosa sia diventata la scuola nel discorso pubblico italiano: una priorità assoluta finché resta astratta, ma un fastidio concreto appena entra nel perimetro degli interessi personali. L’accesso agli atti a lezioni finite è il dettagliodi questi ultimi anni che racconta plasticamente l’insieme. Innanzitutto, sia chiaro, è un diritto,naturalmente. Nessuno dovrebbe rimpiangere la scuola opaca, chiusa nella presunzione di infallibilità dei propri consigli di classe, allergica alla trasparenza e pronta a scambiare ogni domanda per lesa maestà. Le verifiche, le delibere, i giudizi e i percorsi che portano a una valutazione sono atti di una pubblica amministrazione, e chi ha un interesse diretto può chiedere di conoscerli. Il........
