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Tutti vogliono una scuola severa. Ma solo per i figli degli altri

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10.07.2026

La difendono tutti, dai palazzi della politica alle chat dei genitori, fino alle sale professori. Poi arriva un voto contestato, una classe difficile, una proposta di calendario diverso, e il tempio dell’istruzione diventa subito il cortile di casa.

Gli asili sono agli ultimi giorni, gli esami di terza media vanno in archivio, la maturità vede il traguardo, i corsi di recupero vivono stancamente le ultime battute: la scuola sta per chiudere davvero. Le vacanze non sono un miraggio dovuto al caldo, sono lì, dietro l’angolo, con il loro carico di sollievo e bilanci. Proprio adesso, quando i cancelli si serrano e restano ricordi, pagelle, prove, verbali, griglie e spiegazioni, si vede meglio che cosa sia diventata la scuola nel discorso pubblico italiano: una priorità assoluta finché resta astratta, ma un fastidio concreto appena entra nel perimetro degli interessi personali. L’accesso agli atti a lezioni finite è il dettagliodi questi ultimi anni che racconta plasticamente l’insieme. Innanzitutto, sia chiaro, è un diritto,naturalmente. Nessuno dovrebbe rimpiangere la scuola opaca, chiusa nella presunzione di infallibilità dei propri consigli di classe, allergica alla trasparenza e pronta a scambiare ogni domanda per lesa maestà. Le verifiche, le delibere, i giudizi e i percorsi che portano a una valutazione sono atti di una pubblica amministrazione, e chi ha un interesse diretto può chiedere di conoscerli. Il........

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