Dario Franceschini e il Parkinson: le terapie che potrebbero cambiare la storia della malattia
La malattia che ha colpito l’ex ministro della Cultura non ha ancora una cura. Ma il 2026 porta risultati incoraggianti: neuroni prodotti da cellule staminali trapiantati nel cervello, una terapia genica per riattivare la produzione di dopamina e un nuovo farmaco in fase avanzata di sperimentazione.
Dario Franceschini ha scelto di raccontare pubblicamente la malattia di Parkinson che lo ha colpito, dopo quasi sei anni dalla diagnosi arrivata nel novembre 2020. A insospettirlo erano stati alcuni segnali apparentemente banali: un amico aveva notato qualcosa di strano nel movimento delle mani, mentre Graziano Delrio, medico e allora senatore, gli aveva fatto notare che trascinava i piedi. Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa progressiva, legata alla perdita dei neuroni che producono dopamina, soprattutto nella substantia nigra, piccola struttura del mesencefalo alla base del cervello che è ricca -appunto- di neurotrasmettitori che coordinano i movimenti volontari. Quando la dopamina diminuisce, il controllo dei movimenti si altera: compaiono lentezza, rigidità, tremore e difficoltà nella deambulazione. Ma possono esserci anche disturbi del sonno, dell’olfatto, dell’umore e altri sintomi non motori. La diagnosi resta soprattutto clinica: non esiste un singolo esame capace di confermare da solo la malattia. Le terapie attuali, dalla levodopa alla stimolazione cerebrale profonda nei casi selezionati, possono controllare efficacemente molti sintomi, ma non eliminano la causa della neurodegenerazione. Attualmente, le terapie........
