Spiagge, la partita da 22 miliardi: chi vuole comprare i lidi italiani e quanto ci costerà l’ombrellone
La riforma delle concessioni apre il mercato balneare. Grandi famiglie industriali e investitori pronti a entrare in un business da 22 miliardi di euro che può cambiare il volto delle spiagge. E costare caro agli italiani.
Prima o poi doveva succedere. L’aumento del turismo non solo ha cambiato il volto dell’attività ricettiva, con le grandi catene alberghiere che fagocitano le piccole realtà, ma anche le spiagge italiane sono entrate nel mirino di investitori, grandi dinastie imprenditoriali e private equity. La miriade di stabilimenti, oltre 30 mila aziende di piccole dimensioni, spesso a conduzione familiare, potrebbe lasciare il posto a imprese più strutturate capaci di gestire il business in modo moderno, in linea con la domanda di una clientela internazionale e più esigente.
L’occasione è fornita dalla riforma delle concessioni demaniali. Dopo un lungo braccio di ferro con l’Unione europea, il legislatore l’anno scorso ha previsto l’assegnazione delle concessioni tramite gare pubbliche, con entrata a regime attesa entro il 2027. I gruppi industriali sono favoriti perché le nuove procedure premiano non solo l’offerta economica, ma anche qualità dei servizi, piani di investimento, sostenibilità ambientale e tutela occupazionale. Si creano gli spazi, pertanto, per l’ingresso di nuove realtà anche di profilo internazionale e per eventuali aggregazioni. Di sicuro l’attività balneare cambierà volto. La posta in gioco è alta. Stiamo parlando di un giro d’affari di ben 22 miliardi di euro.
Il progetto Onda e i grandi nomi del capitalismo
Su questo business le grandi manovre sono già iniziate. È in corso di formazione un’iniziativa imprenditoriale, dal nome evocativo di Onda, che riunisce i nomi del capitalismo italiano, con l’obiettivo di conquistare le concessioni delle più attrattive........
