Perché la goleada contro Curaçao conferma che il Mondiale va riformato
Il 7-1 rifilato dalla Germania ai caraibici ha riportato l’orologio del calcio mondiale indietro nel tempo. Ne vale la pena? Analisi del modello Infantino e del perché guarda al business e non al calcio.
Le goleade ci sono sempre state, anche quando il Mondiale era ristretto e non nel formato extralarge di Infantino negli States e anche quando a partecipare erano soprattutto le nazionali europee. Il cappottone rifilato dalla Germania a Curaçao non deve scandalizzare, insomma: già visto in altri tempi e momenti storici sparsi qua e là del Novecento. Il match record del 10-1 dell’Ungheria a El Salvador a Spagna ’82, oppure la collezione di 9-0 (Germania Ovest-Corea del Sud 1954 e Jugoslavia-Zaire 1974), l’Arabia Saudita maltrattata (8-0) dalla Germania nel 2002 e una sequela di 7-0 in larga parte nel secolo scorso. Non tutti.
E in fondo il 7-1 con cui la Germania ha bagnato il debutto mondiale di Curaçao è lo stesso risultato del Mineirazo di Belo Horizonte 8 luglio 2014, l’umiliazione più cocente mai subita dalla nazionale brasiliana in un torneo iridato. C’è goleada e goleada, però, e l’allenamento dei tedeschi contro i caraibici allenati da Dick Advocaat – ufficialmente il più anziano ct di sempre con i suoi 78 anni compiuti – ha riportato con forza al centro del dibattito il gigantismo inutile di un Mondiale che la Fifa ha allargato a 48 squadre scegliendo di preferire la loro collocazione geografica e politica (sportiva) piuttosto del merito e della forza. C’è andata di mezzo l’Europa........
