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Addio a Umberto Bossi: le 5 tappe della rivoluzione con cui ha demolito la Prima Repubblica

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20.03.2026

Si spegne a 84 anni il Senatur. Dalla canottiera al “vaffan…” a De Mita: ecco le tappe della rivoluzione di Umberto Bossi che ha cambiato l’Italia e inventato il populismo (senza di lui non ci sarebbero stati né Salvini né Grillo)

Il Gran ciambellano Bruno Vespa quel giorno di primavera del 1996 è particolarmente eccitato; dopo trattative di settimane è riuscito a mettere insieme Ciriaco De Mita e Umberto Bossi per un faccia a faccia a Porta a porta. L’intellettuale della Magna Grecia (così Gianni Agnelli aveva soprannominato Ciriaco per il suo vaporoso nulla) attacca un pontificale senza fine spaziando a volo d’uccello sui problemi del Paese con improbabili e polverose ricette per risolverli. Quando la parola passa al Visigoto, tutto lo studio ha la palpebra reclinante. Lui sta qualche secondo assorto, poi si rivolge al gran visir di Nusco e dice: «Ma tàches al tram». In quel preciso istante, mentre milioni di italiani esplodono idealmente in un boato di approvazione da stadio, finisce la Prima repubblica.

Con quel motto da osteria di porta Cicca, il leader della Lega manda in pensione un mondo. Un rivoluzionario. È il primo a capire che oltre all’annosa questione meridionale, negli anni Ottanta del benessere comincia a svilupparsi una questione un po’ più ostica perché riguarda il forziere d’Italia: quella settentrionale. Tartassati dallo Stato, schiavi d’una burocrazia borbonica, abbandonati dal Pci – e in generale dai partiti di sinistra che non hanno capito nulla del declino delle grandi fabbriche e dell’esplosione delle partite Iva -, quegli italiani di Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, Emilia avvertono il bisogno fisico di meno Stato e di più autonomia.

La prima tappa: l’invenzione della “Questione Settentrionale”

Davanti al fallimento del moloch centralista, vorrebbero poter volare da soli, competere sui mercati internazionali senza lacci e balzelli. Pretendono di reinvestire le ricchezze pubbliche nelle loro terre per costruire strade, ponti, aeroporti, ma anche ripulire fiumi, realizzare parchi, lasciare ai figli qualcosa di meglio di ciò che era stato riservato ai padri. «Padroni a casa nostra». Umberto Bossi è morto a 84 anni nella sua Varese, all’ospedale di Circolo. Era nato il 19 settembre 1941 a Cassano Magnago dove le valli varesine diventano pianura, e lì è riuscito a intercettare le ragioni del postfordismo senza sapere cosa fosse. E neppure poteva saperlo, perché non era un intellettuale.

Finì inchiodato a una definizione lapidaria come quella che gli avrebbe riservato un giorno il professor Gianfranco Miglio: «Bossi è........

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