La fragilità ci rende più forti: Franco Arminio, la grazia e la nostalgia di Dio
Nel suo nuovo libro Franco Arminio riflette su fragilità, fede e solitudine nell’era post cristiana, tra poesia, trauma esibito e bisogno di comunità.
Cercare la grazia nella fragilità dovrebbe essere la quotidiana opera di ciascuno. Un costante lavoro di «trasformazione di una condizione difficile in qualcosa che ci possa dare una visione del mondo, che ci faccia guadagnare qualcosa dalla perdita. In fondo», sospira Franco Arminio, «Gesù Cristo questo ci ha insegnato». La grazia della fragilità è il nuovo libro (in prosa) di questo strano autore che vive appartato, che si presenta come «paesologo» nel senso che studia e ama e racconta i piccoli paesi dell’Italia trascurata. Arminio sta in disparte anche lui, come un paesotto dell’Appennino, e forse anche per questo sa scavare nell’anima del lettore. Lo invidiano, lo criticano anche. La sua colpa è di portare gente in libreria a comprare – cosa inaudita – libri di poesia. E adesso si è pure messo in testa di parlare di spirito, di fede e di preghiera, e di scomodare addirittura Gesù Cristo.
Che strano sentirne il nome sulle labbra di un autore di successo. Ma Arminio è strano, appunto. Ha scritto pure un libro con un sacerdote praticante la meditazione cristiana, Guidalberto Bormolini. Si intitola Accorgersi di essere vivi, un inno alla vita che stiamo perdendo. Perché prima di tutto dovremmo accorgerci che non stiamo vivendo davvero, che qualcosa ci manca: non riconoscere la nostra fragilità ci rende ancora più fragili.
Arminio ripete che Cristo ha insegnato la grazia della fragilità ma poi aggiunge: «Il problema è che oggi Gesù Cristo è una figura che non dice niente quasi a nessuno, soprattutto alle giovani generazioni, perché sono cresciute in un orizzonte post cristiano, questa è la verità. Per cui quest’idea di trasformare la fragilità in grazia – che è secondo me profondamente cristiana – a noi sfugge. Il titolo del mio libro, dunque, è apparentemente assurdo, perché se stiamo all’approccio........

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