Chuck Palahniuk torna in libreria: con Fight Club aveva già previsto l’incubo dei giovani soli
Nelle librerie torna Chuck Palahniuk. Da Fight Club, autore tra i più capaci di leggere il disagio della modernità attraverso le lenti poco rassicuranti del dolore.
Di questi tempi ne sbuca fuori uno alla settimana. Forse dipende dal fatto che ce ne siamo accorti soltanto adesso e con colpevole ritardo. A Firenze, a Reggio Emilia, a Vimercate. Il profilo è molto simile. Sono giovani, talvolta molto giovani, addirittura minorenni. Sono immigrati di seconda generazione, magari con la cittadinanza italiana. E sono arrabbiati. Non si trovano (prevedibilmente) a loro agio nella modernità occidentale. Passano ore e ore su Internet – emblematico a tale proposito il caso del ventunenne in Brianza – e frequentano gruppi, chat e siti in cui si celebrano la violenza e l’odio per l’Europa, l’Italia, in parte il genere umano nel suo complesso. Compulsano video di attentati e materiale di propaganda di Al Qaeda e Isis. Poi, un bel giorno, cominciano a pensare che un attacco potrebbe dare un senso alla loro esistenza. Cominciano a sognare il martirio, lo interpretano come una sorta di catarsi, ritengono che possa rappresentare lo scopo ultimo e sublime.
Questo, sommariamente, è l’identikit del terrorista di nuova generazione. Un aspirante assassino molto meno consapevole degli attentatori del passato, meno ideologizzato e intruppato e, per questo, probabilmente, ancora più pericoloso. Lo abbiamo visto nel caso di Modena, frettolosamente liquidato come disturbo mentale: un classico, si preferisce dire che a colpire «è stato un pazzo». Così ci si lava la coscienza, si resta politicamente corretti, si evita di puntare il dito sulle storture del multiculturalismo.
Non è (soltanto) un problema religioso. L’islam c’entra, e c’entra soprattutto il cosiddetto background migratorio. Parliamo di giovani sospesi fra due mondi, non integrati, anzi alienati nella quotidianità. La nazione e la cultura di origine diventano una sorta di via di fuga: se il mondo occidentale in cui mi trovo è corrotto e mi respinge, ecco che l’identità di riserva di cui dispongo può trasformarsi in un appiglio, una via di salvezza e redenzione.
Sarebbe sbagliato, tuttavia, fermarsi qui e pensare che il problema riguardi soltanto il radicalismo islamico.........
