Ripresa, riforme, repulisti. Ora Giorgia riparte da sé
Rimuovere le personalità che minanola credibilità del partito. Concentrarsi sulla migliore legge elettorale. Affermare davvero il Dna sicuritario della destra. Concentrarsi sulle misure che allevino i sacrifici economici degli italiani e che li aiutino con la casa. Così il presidente del Consiglio indossa l’elmetto e ritorna al futuro
Testa in alto, mani sui fianchi, sorriso fiero. Durante il G7 a Borgo Egnazia, Giorgia Meloni volteggiava spavalda al ritmo della pizzica salentina. Il mondo sembrava ai suoi piedi. Quasi due anni dopo, davanti a una siepe del giardino di casa, ha il volto scuro e indossa un golfino chiaro. In sottofondo si sente una capinera cinguettare. «Gli italiani hanno deciso e noi rispettiamo questa decisione», dice la premier. È il primo inciampo, dopo una lunga cavalcata trionfale. Non se l’aspettava. Fino all’ultimo giorno, aveva ripetuto ai suoi: «Vinceremo». Anche per questo è la sconfitta più bruciante. «Le discese ardite e le risalite», cantava però il suo amato Battisti. Si vota il prossimo anno. Ricomincia la scarpinata.
Giorgia, dopo gli allori, torna in trincea. Come ai vecchi tempi. Con l’elmetto calato sulla fronte, pronta a contrattaccare. «Non sono più consentiti errori o distrazioni» ha chiarito a chi l’ha incontrata in questi giorni. «Quando ci ripresenteremo davanti agli italiani, dovremo essere certi di avere fatto tutto il possibile». Le prime vittime sono state Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi. Il sottosegretario alla Giustizia s’è dimesso dopo l’irreparabile: era diventato socio della figlia di un prestanome del boss Senese. La capo di gabinetto del guardasigilli, Carlo Nordio, ha lasciato invece per la ruvida frase contro quei magistrati diventati «plotone d’esecuzione». Infine, è arrivato l’altro sollecitato addio: Daniela Santanchè, la ministra del Turismo finita a processo per falso in bilancio.
Dicono: Meloni è diventata giustizialista, ha cacciato i capri espiatori. Errata corrige: Fratelli d’Italia è stato sempre un partito legalitario. Eppure, lei non s’è sottratta. Perdendo amaramente. Non era la sua riforma, forse. Ha deciso di fare politica dopo la morte di Paolo Borsellino. Era nel tiepido tinello di casa quando vide sul piccolo televisore le immagini della strage di via D’Amelio. Cominciò così. Nel mito del magistrato siciliano ucciso dalla mafia. Certo: anche lui era contrario alla separazione delle carriere. Ma più che un’impellente urgenza, potrebbe essere stata la giusta e dovuta concessione a Forza Italia, orfana del berlusconismo. Difatti, nel partito fondato dal Cavaliere la sconfitta ha avviato la resa dei conti. Maurizio Gasparri, vessillifero del vecchio corso, si è dimesso da........
