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Nel Lazio c’è un Cristo nascosto dentro un labirinto: il mistero medievale che porta fino a Chartres e ai Templari

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18.09.2026

Ad Alatri un affresco medievale scoperto nel 1996 raffigura Cristo al centro di un labirinto simile a quello di Chartres. Tra simboli, francescani e ipotesi templari, il suo autore resta sconosciuto.

Per secoli è rimasto dove nessuno avrebbe pensato di cercarlo, chiuso in uno spazio diventato con il tempo poco più di un’intercapedine all’interno dell’antico complesso di San Francesco, ad Alatri, in provincia di Frosinone, finché nel 1996 alcuni lavori nei locali annessi al chiostro hanno riportato alla luce un’immagine che ancora oggi non possiede una spiegazione definitiva: un grande labirinto medievale, percorso da linee scure concentriche, al centro del quale non compare un mostro, non c’è un semplice motivo geometrico e non resta uno spazio vuoto, ma un Cristo barbuto, aureolato, con il libro nella mano sinistra e la destra sollevata in un gesto che sembra insieme benedire e indicare la strada.

È diventato noto come Cristo nel Labirinto e, a quasi trent’anni dalla scoperta, continua a essere uno degli oggetti più enigmatici dell’arte medievale italiana, non soltanto perché l’autore è sconosciuto e la funzione originaria dell’ambiente non è stata ricostruita con assoluta certezza, ma perché quel disegno conduce inevitabilmente molto più lontano da Alatri, fino alle grandi cattedrali gotiche dell’Europa medievale e soprattutto a Chartres, dove nella navata di Notre-Dame sopravvive il più celebre dei labirinti ecclesiastici.

È a quel punto che comincia anche l’altra storia, quella dei Templari, delle vie percorse verso la Terrasanta, dei simboli nascosti e della possibilità che dietro l’affresco ci sia qualcosa di più di un’insolita immagine devozionale; un’ipotesi abbastanza affascinante da aver alimentato studi, libri e interpretazioni per anni, ma che deve essere separata con attenzione da ciò che è realmente dimostrabile, perché proprio in questa distanza tra documento e leggenda il Cristo di Alatri diventa ancora più interessante.

Il ritrovamento del 1996 e quella parete che nessuno guardava più

L’affresco non venne scoperto durante uno scavo archeologico organizzato per cercare un tesoro perduto, ma quasi accidentalmente durante i lavori di recupero del complesso francescano, in un cunicolo ricavato dai cambiamenti subiti dall’edificio nel corso dei secoli. La parete sulla quale è dipinto apparteneva infatti, secondo le ricostruzioni, a uno spazio originariamente molto più ampio, probabilmente precedente alla configurazione attuale del convento e forse parte di un antico edificio religioso successivamente inglobato dalle trasformazioni architettoniche.

Questo dettaglio è importante anche per sgombrare il campo da una delle versioni più seducenti della storia, quella secondo cui qualcuno avrebbe deliberatamente murato il dipinto per impedirne la scoperta, perché non esiste una prova che l’opera sia stata nascosta intenzionalmente per proteggere un segreto o cancellarne il significato; ciò che è documentato è invece che le modifiche dell’edificio finirono per relegarla in un ambiente angusto e che, proprio per questo, rimase sostanzialmente invisibile per un tempo lunghissimo.

Quando riemerse, però, ciò che apparve sulla parete era abbastanza insolito da trasformare immediatamente quel ritrovamento in un enigma.

Il labirinto misura circa 140 centimetri di diametro e si sviluppa attraverso undici spire, delimitate da dodici linee scure, secondo uno schema unicursale nel quale non esistono bivi e dunque, almeno in senso tecnico, non ci si può davvero perdere: una volta imboccata la via, il percorso obbliga chi lo segue a muoversi avanti e indietro, ad avvicinarsi apparentemente al centro per........

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