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Energia rock, cuore e testi profetici: Vasco infiamma i 26.000 dello stadio Friuli

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«È stato splendido». Quella strofa, che chiude il brano “Canzone”, di solito Vasco ai concerti non la pronuncia. Nei suoi live, che come tutti sanno si chiudono sempre intonando “Albachiara”, “Canzone”, il penultimo brano in scaletta, viene infatti eseguita in una versione ridotta, spesso dedicata a coloro che ci sono stati e che ora non ci sono più. Quest’anno invece, nel 49° anno di attività, il rocker sceglie di cantarla tutta quella “Canzone”, proprio fino a quelle parole, che suonano anche come un saluto nei confronti di una formula live che il prossimo anno diventerà un Giubileo con una residenza di un mese allo stadio Olimpico di Roma. Ma che valgono anche come perfetta sintesi di un evento che, ieri, ha letteralmente infiammato il pubblico udinese.

Al Friuli, per la prima delle due serate che lo vedono protagonista, Vasco ha scelto una partenza rock, alle 20.45 in punto, con un classico come “Vado al massimo”, seguita da “Ormai è tardi”. Nonostante la temperatura infernale Blasco ha guadagnato il palco in jeans neri e tshirt in tinta con tanto di chiodo in pelle sopra. «Ciao Udine. Ben arrivati, bentornati, ben ritrovati. Abbiamo passato il Natale, la Pasqua e ora è arrivata la nostra festa» e via con un cult come “Fegato spappolato” a cui aggiunge un sillogismo........

© Messaggero Veneto