Il Messaggero Veneto testimone del dramma e della forza morale
«È come se il giorno ci tradisse/ È come se l’acqua mentisse e due più due facessero cento / e nostra madre ci odiasse e la nostra mano si alzasse contro di noi. / Dio ci ha dato tante cose: mele, giorni, addii, legni e la speranza, l’altra faccia della paura./ Adesso ci tocca il più segreto e il più prezioso dei doni: la fine, il nuovo inizio». – Jorge Luis Borges
Due anni dopo il terremoto, alle prime luci del nuovo domani, quando le ferite ancora sanguinavano ma la ferma volontà di rinascere si era imposta, lo scrittore e poeta argentino Jorge Luis Borges con quel «nuovo inizio» infondeva fiducia ai friulani che stavano piano piano rialzando la testa. Era il 1978 quando compose questa lirica e la inviò all’allora direttore del “Messaggero Veneto” Vittorino Meloni.
Era l’alba dopo la caduta all’inferno.
“Catastrofico terremoto in Friuli”. Il 7 maggio di cinquant’anni fa così titolava il Messaggero Veneto. In quelle quattro parole racchiudeva ciò che si poteva immaginare fosse accaduto nel buio della notte con le poche informazioni raccolte dai colleghi giornalisti in una manciata di ore.
I NOSTRI APPROFONDIMENTI
Ascolta qui Tracce, il podcast sul terremoto del Friuli
Le storie del terremoto, leggi qui la raccolta
Il nostro speciale sul terremoto
Tutti gli eventi per il 6 maggio
Non esisteva la tecnologia a far girare le informazioni, ma una pattuglia di cronisti neoassunti e volenterosi che da quel momento si mise al servizio giorno e notte per raccontare le storie dei friulani che abitavano nel cratere del sisma. Passo dopo passo, vagando da un paese all’altro, dialogando con chi incontravano, quei giovani giornalisti riempivano i loro taccuini di appunti per poi trasformarli in........
