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Salvarono una donna sulla pista da sci, premiati due carabinieri: «Non chiamateci eroi»

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«Non chiamateci eroi. Abbiamo solo fatto il nostro dovere». Con queste parole il brigadiere Roberto Beraldi e l’appuntato scelto qualifica speciale Mario Viola, i due carabinieri protagonisti, lo scorso 19 febbraio, del salvataggio di una sciatrice in arresto cardiaco, hanno risposto agli applausi e al tributo che le autorità hanno voluto riservare loro domenica a Piancavallo.

Durante un importante corso di formazione per medici e specialisti, organizzato in concomitanza con le celebrazioni per il 25esimo anniversario del “Progetto Catena”, storico e pionieristico progetto Pad (Public Access Defibrillation) del Friuli Venezia Giulia, hanno ricevuto un attestato di riconoscenza dalla Fmsi, la Federazione medico sportiva italiana – comitato regionale del Friuli Venezia Giulia.

La 52enne pordenonese era all’altezza dell’impianto di risalita Busa, a Piancavallo, quando si è sentita male. Uno dei militari ha subito iniziato le manovre rianimatorie, poi la complicata corsa all’ospedale di Pordenone che ha riaperto la discussione sulla mancanza di un’ambulanza fissa nella località turistica

A consegnare l’attestato di merito ai due militari è stato il dottor Luigi Blarasin, della federazione e direttore del corso di formazione, alla presenza dell’assessore alla Sanità della Regione Fvg Riccardo Riccardi, del presidente del Coni Fvg Andrea Marcon, del commissario della Comunità montana e sindaco di Clauzetto, Giuliano Cescutti e del presidente del Cnsas Fvg Sergio Buricelli.

Il premio celebra l’efficacia del pronto intervento di cui i carabinieri Beraldi e Viola si sono resi protagonisti circa un mese fa, quando, durante il consueto servizio di vigilanza sulle piste da sci, sono intervenuti in soccorso di una sciatrice 52enne accasciatasi improvvisamente al suolo, priva di sensi, nei pressi dell’impianto di risalita “Busa”. Capendo la gravità della situazione, le hanno praticato il massaggio cardiaco, utilizzando con successo il Dae presente in zona, e riuscendo così a farle riprendere conoscenza prima dell’arrivo all’ospedale di Pordenone. Un lieto fine che oggi si fa simbolo tangibile del successo di iniziative di diffusione dei defibrillatori come il “Progetto Catena”.

«Di fronte agli applausi e al tributo delle autorità – ha fatto sapere il comando provinciale di Pordenone in una nota – i due militari hanno risposto con la consueta umiltà e con il senso del dovere che da sempre contraddistinguono gli appartenenti all’Arma dei carabinieri».


© Messaggero Veneto