Frontiere, Gorizia ritrova il suo passato tra note e ricordi
Piazza Vittoria. “Già Travnik”, si legge nella gialla tabella storica su uno dei palazzi più antichi tra quelli che incorniciano il vecchio cuore di Gorizia. “Prato”, questo significa in sloveno travnik, e un prato era un tempo l’ampio spazio ai piedi del colle del Castello.
Quasi un’agorà in salsa verde, nel senso del colore dominante, dove i contadini portavano i frutti dei loro orti, gli artigiani quelli del loro lavoro, i commercianti quando avevano trovato qualcosa qua o là, lontano dalle sponde dell’Isonzo.
Arrivavano, per comprare, da ogni dove della regione di cui Gorizia era baricentro e riferimento, dalla Valle dell’Isonzo a quella del Vipacco, dal Collio e la Brda, dal Carso e la pianura. Il mercato come embrione della città. Spazio e tempo lontani, nei quali è stato trasportato chi passava dalle parti di piazza Vittoria, via Rastello e del centro storico goriziano.
Un rapimento, ma sincero, perché era un naturale lasciarsi andare, quello del viandante e del curioso, dello spettatore o del cittadino.
Lasciarsi andare alla musica, alle danze, ai colori e le fogge di abiti desueti eppure senza età, al fascino di una........
