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Dentro Camp Ederle per il 4 luglio: tra fuochi d’artificio e hamburger, qui resiste il sogno americano

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04.07.2026

«Mi chiamo John. John George Washington» e corre via con la sciabola al fianco, seguito da un Huckleberry Finn che sventola la bandiera americana, e un giovane marines con le stelle bianche disegnate sul viso e la pistola ad acqua. Hanno otto, forse dieci anni, questi bambini che scorrazzano sul prato di Camp Ederle, la base americana di Vicenza, in questa serata di festeggiamenti per il giorno dell’Indipendenza. Un concentrato dell’America como ci siamo dimenticati possa essere: con i denti bianchi e il sorriso estroverso, giovane, multirazziale, ottimista, facile.

Tutti parlano volentieri. Penelope è adolescente, arriva del Texas: «Qui mi colpiscono gli anziani» dice. «In America se ne stanno semplicemente seduti a non far niente, qui fanno un sacco di cose, salutari.» Talula arriva da San Diego, ha un figlio piccolo: «Qui è molto facile crescere un bambino, tutti sono gentili con te e non si aspettano che un bambino si comporti come un adulto». Theresa, Birkenstock di perline colorate e cappellino dei NY Yankees, vive da più di vent’anni a Vicenza, prima ha lavorato nelle basi di Aviano e in Germania, ora è in pensione: «Ho visto le cose cambiare» racconta. «Quando sono arrivata la prima volta nessuno amava gli americani, non ci volevano. Ma poi abbiamo imparato a conoscerci. Ora quando vado a fare la spesa la maggior parte della gente parla inglese, è più calorosa, ha capito che siamo qui per aiutare, diamo una mano all’economia». Poi lo sguardo corre verso il prato: «Qui è fantastico, però quest’anno avrei desiderato........

© Messaggero Veneto