L'auto-elogio di Giuseppi: quasi cinque ore di comizio
Si era, come giusto, preparato il discorso, un comizio di cinque ore leggendo gli appunti. E quando il gioco si è fatto duro, nei 120 minuti finali, con le domande dei commissari, Giuseppe Conte ha cambiato schermo, dai fogli preparati al telefonino. I quesiti venivano fatti per blocchi e le risposte arrivavano al leader di M5S direttamente sul cellulare, da qualche incaricato che seguiva la seduta in rete, come abbiamo fatto noi. Lo si è capito dai movimenti dell’ex premier e dai botta e risposta con i colleghi parlamentari, nei quali l’interrogato annaspava e il suo tono perdeva sicurezza. Soprattutto quando gli è stato chiesto conto dei cento russi, tra cui solo una trentina di sanitari, ai quali, dopo una telefonata con Vladimir Putin, Giuseppi ha spalancato le porte del Paese in piena pandemia. Conte era atteso in Commissione Covid essenzialmente per rispondere di due accuse. La prima di aver sottovalutato inizialmente il virus, salvo poi correre ai ripari imponendo le restrizioni più rigide al mondo, senza però riuscire a salvaguardare l’Italia, che nell’Europa Occidentale ha avuto più morti di tutti, considerato il rapporto percentuali tra decessi e popolazione.
Colpa anche del fatto di non aver aggiornato il piano pandemico, vecchio di quasi vent’anni. La seconda di aver buttato via un sacco di soldi, con il più grande appalto pubblico........
