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"Potere, guerra e pace: Eschilo ci parla ancora"

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13.06.2026

Dopo ventitré anni questa sera torna al teatro greco di Siracusa I Persiani di Eschilo, che a luglio sarà, nello stesso allestimento, in programma a Pompei per il Teatro nazionale di Napoli. Nel 2003 Antonio Calenda ne diede per gli Spettacoli classici aretusei una rappresentazione moderna e concettuale, mutando il canonico spazio antistante la reggia di Serse nella sala di un museo di arte moderna. Ora lo spagnolo Àlex Ollé, uno dei padri de La Fura dels Baus (il movimento catalano che ha innovato il teatro introducendo dipeso elementi di forte impatto tecnologico e visivo), promette un più incisivo rivolgimento della messinscena. Vedremo al centro dell’orchestra un grande tavolo che fungerà da tomba di Dario ma anche da tavolo di un vertice politico-militare, più uno schermo che consentirà al pubblico di guardare gli attori in primissimo piano. Il testo rimarrà però fedele all’originale greco. Un testo che è il solo del repertorio antico giunto fino a noi che non sia di genere mitologico ma storico. Epperò Eschilo forza proprio la storia perché fa adottare ai Persiani le divinità greche.

Se così non facesse, il pubblico non capirebbe il legame tra tracotanza e punizione divina, il vero asse che regge la tragedia. «Eschilo ci invita a riflettere sui limiti del potere e sul pericolo della hybris, quella cecità che induce gli uomini a credersi invincibili - dice Ollé a Libero -. Forse è proprio per questo che I Persiani continua a parlarci ancora oggi con una straordinaria attualità: come un lucido monito contro gli abusi del potere, la fragilità di ogni grandezza e i limiti dell’ambizione........

© Libero Quotidiano