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Orgoglio, melodia e pregiudizio: Sal Da Vinci, le ragioni del successo

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16.03.2026

Tutti pazzi per Sal Da Vinci. In Europa ancor più che in Italia. Perché, nonostante Napoli rappresenti indubbiamente una delle culle della musica italiana – non solo, come vedremo, quella neomelodica fatta di sonorità pop tambureggianti – nel nostro Paese continua a patire un pregiudizio legato a vari fattori. In primis alla forte identità partenopea, veicolata – più che mai con la musica – da un dialetto che o lo ami o lo odi. In tanti lo amano, basti pensare a O’sole mio, dal 1898 considerato in tutto il mondo al pari di un inno all’italianità. Ciò non è bastato a sopprimere il malanimo nei riguardi dei napoletani. Anzi. Questo da tempi immemori. Dal Rinascimento, per la precisione, quando da Firenze, culla dell’italiano letterario, iniziavano a far partire quella che oggi definiremmo una shitstorm piena di tutti i pregiudizi che ancora resistono coi soliti luoghi comuni di sempre che nei secoli si sono tramandati unendo, clamorosamente, letterati e bifolchi, cori da stadio (censurati con molta severità) fino ad arrivare al Festival di Sanremo.

TRADIZIONE La musica, però, storicamente, è stata anche la risposta più grande di Napoli. Non è certo un caso se proprio nella città della dea Partenope sono nati i conservatori musicali più antichi, già nel ‘500. Per dare a chi li disprezza la risposta migliore: a suon di melodie, armonie e accordi. Per capire perché la musica napoletana abbia,........

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