Trump vuole vendetta: ha finito la pazienza con l'Iran
A Kangavar, Iran occidentale, la guerra si misura in asfalto. A marzo i satelliti di Planet Labs mostravano gli imbocchi sventrati di una base missilistica scavata nella montagna; poche settimane dopo Airbus fotografava asfalto fresco verso ingressi appena riaperti. Un ponte centrato da tre bombe è tornato in funzione in pochi giorni. A Dezful gli escavatori lavorano ai tunnel della base seppellita due volte. Sul Mar Caspio riapre il cantiere dei pasdaran di Bandar Anzali, colpito a marzo per tagliare i rifornimenti russi.
Oltre ventimila attacchi al culmine della campagna aerea americano-israeliana avviata a febbraio, e i militari israeliani in privato fanno i conti: le bombe hanno sepolto gli ingressi delle basi missilistiche interrate nelle montagne, non le basi. I missili là sotto sono intatti, e l’Iran li sta riportando alla luce. Le fabbriche della fibra di carbonio, indispensabile ai missili più moderni, ripartiranno tra anni, ha calcolato l’ex analista della Cia Jim Lamson, ma i componenti già stipati nei depositi sotterranei basterebbero ad assemblarne decine, forse centinaia. E l’intelligence israeliana sospetta che migliaia di centrifughe per arricchire l’uranio siano già state trasferite nei tunnel di Pickaxe Mountain, la fortezza nucleare scavata così in fondo che nessuna bomba la raggiunge. La Casa Bianca ha rivendicato una «vittoria schiacciante»........
