Nella Bibbia, nell'arte, nei libri Il ronzio culturale della mosca
L a mosca vola ronzando e si posa sull’orlo di un bicchiere, poi si solleva in un altro breve ronzio e va a posarsi su una fetta di melone, sulla superficie liscia di un piatto. Vola e si posa, sarebbe solo un attimo, prima di tornare a cercare qualcosa di più appetitoso verso cui dirigersi... invece, quell’attimo diventa eterno, perché l’insetto si ritrova ritratto in un dipinto, prima esposto nei salotti di ricchi borghesi fiamminghi e poi in musei sparsi nel mondo. Sono mosche fortunate, milioni di altre della stessa specie, nei millenni, sono state malamente scacciate via con dispetto o spiaccicate su tavole e muri. Dura la vita della mosca, perennemente associata a fastidio, calore, sporcizia e rifiuti maleodoranti, senza contare i macabri ritrovamenti di cadaveri e resti animali di cui, con nugoli di compagne, è spesso oscura messaggera, ma a riflettere meglio la sua storia è molto più complessa e interessante. E antica. Nella tradizione ebraica e babilonese è simbolo di sporcizia e di malevoli avvertimenti dagli inferi. Compare nei dialoghi dei filosofi greci, nei bestiari latini e medievali, si posa sulle pagine dantesche e non smette più di svolazzare tra le pagine di romanzi e tra i versi di tanti poeti. Nel 1950, Giuseppe De Lorenzo, scienziato e........
