Roma Pride, "no ebrei". E si arrabbia pure Israele
Prima l’antisemitismo. Poi gli attacchi appellandosi al “sionismo dilagante”. A adesso l’esclusione per l’orientamento sessuale. Bel pasticcio quello combinato dagli organizzatori del Gay Pride romano edizione 2026. La tradizionale sfilata italiana dell’orgoglio omosessuale (arricchitasi dal 1984 per accogliere tutte le diverse declinazioni Lgbtq ), quest’anno rischia di passare alla storia come quella dell’esclusione.
Paradosso di un allineamento pro-Pal e anti ebraico che mischia le battaglie ideologiche politiche con quella che dovrebbe essere una parata pacifica e allargata a tutte le diverse sensibilità e orientamenti. Per sabato 20 giugno gli organizzatori della manifestazione hanno deciso di «escludere dalla sfilata le associazioni ebraiche Keshet Italia e Keshet Europe», accusandole di non aver preso le distanze dal «genocidio in corso a Gaza ad opera dello Stato di Israele». Come se i rappresentanti delle associazioni ebraiche omosessuali, che sono ben rappresentati nel parlamento israeliano, non avessero negli ultimi 3 anni e mezzo di legislatura più che duramente contestato l’azione del governo di Benjamin Netanyahu.
Amir Ohana è il primo deputato apertamente gay a entrare alla Knesset per il Likud, il partito conservatore........
