Silvia Salis, il vero piano della "sindaca stilosa" per scalare la sinistra
Lasciamo stare le scarpe da 1200 euro. La sindaca di Genova Silvia Salis è stilosa, su questo non si discute. E poi da quando la sinistra ha scoperto il “diritto al lusso” è inutile stare a rivangare la classe operaia o il pauperismo chic. È tempo perso. Il fatto è che Silvia Salis aggiunge agli outfit azzeccati una rappresentazione ideologica che è tutta politica. Cominciamo dal giorno dell’elezione alla guida di Palazzo Tursi: lei, col bimbo in braccio, accompagnata da una folla festante che canta Bella Ciao si avvia verso una sede istituzionale che diviene l’immaginaria roccaforte espugnata. Lei è la Marianna dei genovesi che ha battuto i neri, i “cattivi”, i fasci. E da quel momento ogni sua apparizione deve ricalcare il medesimo copione. Ci dev’essere tanta Resistenza nei suoi discorsi, e tanto antifascismo. Si dimenticano le promesse della campagna elettorale per concentrarsi sulla sede di CasaPound, la vera e unica emergenza.
Salis ha del resto sposato un regista, Fausto Brizzi, che dice di sé: «Un regista non è mai geloso dell’attore protagonista del suo film». E si riferisce a lei, la prima attrice. Che sia una recita è scontato. I genovesi lo sanno e per ora si limitano a fare spallucce. Se la sindaca diventa un brand vincente meglio per tutti, pensano. E pazienza per l’inerzia amministrativa. Salis scopiazza Gualtieri e dice che Genova diventerà la città dei 15 minuti: servizi a portata di mano, insomma. Come doveva essere Roma nelle promesse dell’attuale sindaco. Uno slogan rassicurante quanto irrealizzabile. E allora che si fa? Si fanno commissioni, audizioni, si fanno fare studi, monitoraggi, si aprono uffici, si organizzano convegni. Nel........
