Cerno: «Essere gay non significa dover votare a sinistra» – L’INTERVISTA
In Le ragioni di Giuda (Rizzoli), il direttore de «Il Giornale» Tommaso Cerno prende una parola che nella vita pubblica pesa come una condanna, «tradimento», e prova a rovesciarla. Per lui può essere libertà, movimento, perfino fedeltà a se stessi. Ma il libro è anche un’autobiografia per frammenti: il Friuli di confine, l’omosessualità vissuta quando dichiararsi significava davvero esporsi, il Parlamento, i giornali, le rotture. E, sotto la scorza del polemista, il rimorso per ciò che non si può più riparare.
Direttore, lei apre il libro con una frase molto netta: «Io non sono il traditore, io sono il tradimento». Quando ha capito che per lei sarebbe stato più facile sentirsi fuori posto che appartenere davvero a qualcosa?
«Oggi in Italia è facilissimo sentirsi fuori posto, perché tutti sanno spiegare tutto: come si governa l’America, come si fanno finire le guerre, come si risolvono i problemi economici. Poi, quando devono prendere una posizione scomoda, restano attaccati alla poltrona. Per me il problema è questo: in Italia essere coerenti significa spesso stare attaccati al posto, non alle idee. Io preferisco restare attaccato alle idee. Se un partito cambia opinione e pretende che tu cambi con lui, chiamando questa cosa “coerenza”, sta mentendo al Paese».
Quindi il tradimento, per lei, non è una colpa.
«Il tradimento è cambiamento. Non a caso ha la stessa radice di tradizione. È la rottura di un canone diventato interesse di pochi. Senza tradimento non ci sarebbe avanzamento. Oggi la politica italiana guadagna dallo status quo e proprio per questo il tradimento può diventare una forma di libertà».
Nel libro torna continuamente il confine: il Friuli, Porzûs, le foibe, una storia italiana che lei sente rimossa. Prima ancora della politica: che........
