Quegli outsider da disinnescare
Tra i tanti e febbrili incontri che la coppia Romano Prodi-Walter Veltroni ha in agenda nell’autunno del 1995 (vale a dire, cinque mesi prima del voto), ce n’è uno particolarmente delicato. La cena con Fausto Bertinotti e Armando Cossutta, datata 18 ottobre, chiude un accordo chiave per la legislatura successiva. Si tratta del cosiddetto patto di desistenza, vale a dire l’impegno di Rifondazione Comunista a non presentarsi nei collegi maggioritari dell’Ulivo, e viceversa. Ne deriva un impianto particolarmente sottile sul piano tecnico (molto meno su quello politico, lasciando aperte incognite vaste come crateri di meteoriti). La legge elettorale di allora, il Mattarellum, prevedeva un quarto dei seggi su base proporzionale e tre quarti in collegi maggioritari (dove, cioè, si vota direttamente il candidato preferito). Rifondazione, vale a dire la truppa che ha respinto la nascita dei Ds cinque anni prima, conta una cinquantina di parlamentari uscenti poco inclini alle sole battaglia di testimonianza. Il gruzzolo di consenso è quello di un 8% che difficilmente si trasformerebbe in seggi con una corsa in solitaria e altrettanto difficilmente rimarrebbe tale entrando in coalizione con l’Ulivo. La scelta obbligata è quella di un compromesso alla distanza: prendersi tot collegi con i........
