Lavoro, la sfida di attrarre giovani
Mai come oggi, sul mercato del lavoro e in particolare sulla condizione giovanile, si può dire tutto e il contrario di tutto. D’altra parte gli stessi dati sono ambivalenti. Siamo al massimo storico dell’occupazione, che è anche sempre più stabile e meno precaria; i Neet, i giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione, si sono quasi dimezzati in dieci anni. Eppure le aziende assumono più over 50 che giovani: e sono proprio questi ultimi la fascia che meno beneficia della crescita occupazionale e che resta più ai margini di un lavoro di qualità. Sembra che il mercato del lavoro in generale, e quello bergamasco in particolare, viva un clima in cui l’esperienza conta più della freschezza e dell’innovazione. L’anzianità deve contare, per carità, ma non può essere il principale metro di misura delle politiche e dei comportamenti di valorizzazione del lavoro. E la sfida dell’integrazione tra giovani e lavoratori più esperti risulta fondamentale per la crescita produttiva. I giovani dovrebbero poter trovare un ambiente di lavoro favorevole, non percepire marginalità e precarietà nel luogo in cui si trovano a operare, al di là della tipologia di contratto che hanno sottoscritto. Tutti predicano attenzione e valorizzazione del capitale umano e delle competenze, ma quanti sono i giovani che hanno dovuto cancellare dal proprio curriculum la laurea conseguita per riuscire a trovare un impiego stabile in una media azienda? Purtroppo sì, questa contraddizione capita, e anche frequentemente.
I giovani chiedono cose diverse, perché sono diversi anche tra loro. Ma soprattutto chiedono chiarezza nei percorsi di crescita lavorativa,........
