La tensione non cala. Il più resta da fare
Nella ridda dei commenti che hanno accompagnato l’annuncio della tregua di due settimane tra Usa e Iran (di Israele diremo), è forse mancata la consapevolezza che nelle guerre contemporanee è sempre difficile applicare i tradizionali concetti di vittoria e sconfitta. Chi vince, oggi, in Ucraina? Chi vinse in Siria, dove Assad prima ebbe la meglio e poi crollò miseramente? E in Iraq? In Afghanistan? La stessa prudenza dovrebbe essere oggi applicata al caso dell’Iran. È chiaro che alcune considerazioni sono inevitabili. Gli Usa si sono avventurati in una guerra di cui, palesemente, non avevano calcolato conseguenze e implicazioni. Farsi sorprendere dalla chiusura dello Stretto di Hormuz o farsi colpire le basi in mezzo Medio Oriente, mettendo a rischio gli alleati del Golfo che avrebbero invece dovuto proteggere, rivela un’approssimazione tattica e strategica quasi umiliante. Come imbarazzante è la posizione di Israele: la tregua dichiarata senza che Benjamin Netanyahu fosse consultato fa capire che Israele può spingersi fin dove gli Usa permettono. E........
