Salari giusti tra i grandi problemi del lavoro
Bello parlare di «salario giusto» come nel decreto 1° maggio del Governo, in un’Italia in cui le retribuzioni sono calate dal 2021 del 7,8% e tra il 1991 e il 2023 del 3,4% rispetto ad una media Ocse del 25%. Ma cosa può essere il «giusto» davvero giusto, se quello medio è così spietatamente negativo? Il decreto sembra solo una risposta politica al «salario minimo» che ha ricompattato almeno apparentemente tutta l’opposizione, dopo che per decenni, in verità, sindacati, Confindustria e partiti l’avevano contrastato.
Un salario fissato per legge è certo una rigidità nell’economia di mercato, e comunque è una invasione di campo rispetto all’autonomia delle parti sociali (che però poi non la esercitano…). Ora è diventato una bandiera, magari con qualche coloritura populista, dati i tempi. Presente, in modo diverso, in quasi tutti i Paesi europei, è anche una direttiva Ue obbligatoria per quegli Stati che non hanno almeno l’80% dei contratti già definiti dalle parti, e quindi non in Italia dove il 97% dei........
