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Il fumo nero sul futuro di Porto Marghera: decidiamo cosa vogliamo farne

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03.08.2026

L’incendio divampato il 31 luglio tra i cumuli di rottami metallici depositati in un terminal portuale di Porto Marghera non è soltanto un episodio di cronaca. Il fumo denso, le fiamme visibili a chilometri di distanza, l’aria resa insana e l’invito delle autorità a tenere chiuse le finestre rappresentano il simbolo di una deriva che da tempo accompagna il principale polo industriale del Veneto.

Infatti a Porto Marghera, dopo il ridimensionamento della grande industria chimica, non è mai stato costruito un vero progetto di rilancio capace di individuare una nuova vocazione industriale. In assenza di una strategia, il territorio sopravvive, ma rischia di essere progressivamente occupato da attività che non possono rappresentare il futuro di una delle aree industriali più importanti d’Europa.

Negli ultimi anni il filo conduttore appare evidente, e questa volta i numeri lo confermano con chiarezza. La bioraffineria Eni ha avviato una profonda trasformazione del proprio ciclo produttivo puntando sempre più sulla lavorazione di materie prime di scarto e residui, che già oggi costituiscono circa l’85% della materia prima impiegata.

La capacità........

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