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Referendum, l’isola verde del Sì: tutti i dati che raccontano come cambia la geografia politica a Nordest

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Il Nord Est si prende la scena e ribalta la geografia politica del referendum. Mentre l’Italia si colora di rosso con la vittoria del No al 53,8%, tra Veneto e Friuli Venezia Giulia emerge una vera e propria “isola verde” del Sì, compatta e politicamente significativa.

Un’eccezione territoriale che racconta molto più di una semplice divergenza statistica: qui la riforma della giustizia proposta dal governo trova consenso, in controtendenza rispetto al resto del Paese. A rompere l’omogeneità del Nord Est è solo il Trentino-Alto Adige, dove però il No prevale al fotofinish, con margini talmente ridotti da sembrare quasi un pareggio.

Il Veneto è il caso più netto e politicamente leggibile. Qui il Sì non solo vince, ma lo fa in modo ampio, arrivando al 58,4% contro il 41,6% del No. Una fuga evidente dalle dinamiche nazionali, che trasforma la regione in uno dei pilastri del consenso alla riforma.

Non è solo un dato numerico: è un segnale politico. Il referendum, pur nato come quesito tecnico sulla separazione delle carriere dei magistrati, si è progressivamente caricato di significato politico. E in Veneto il voto sembra riflettere la fiducia consolidata verso il centrodestra che governa la regione. In un’Italia che boccia la riforma, il Veneto si schiera invece dalla parte dell’esecutivo, contribuendo a disegnare quella frattura territoriale che attraversa tutto il Paese.

In Veneto stravince il sì trascinato dal voto nelle province, mentre nei capoluoghi (anche nella Treviso del ministro Nordio) si impone il no. L’analisi del risultato e le prospettive a Nord Est

Se si scende nel dettaglio territoriale, il quadro si fa più articolato ma non meno interessante. Il Sì prevale in tutte le province, superando in alcuni casi anche il 60%, come nella Marca trevigiana. Tuttavia emerge una dinamica ormai ricorrente: il divario tra province e capoluoghi.

Nelle città, infatti, il No ribalta spesso il risultato. Succede a Venezia, dove il No raggiunge il 55,1%, ma anche a Padova e soprattutto a Treviso, città simbolica perché casa del ministro della Giustizia Carlo Nordio, dove il No prevale – seppur di poche centinaia di voti – in controtendenza rispetto al resto della provincia. È una spaccatura netta tra aree urbane e territorio diffuso: le prime più critiche verso la riforma, le seconde più allineate alla proposta governativa.

COME HANNO VOTATO IN VENETO

Padova | Venezia | Treviso | Belluno

Il voto in Friuli Venezia Giulia 

Anche il Friuli Venezia Giulia conferma la traiettoria del Nord Est, con il Sì che si impone al 54,47%. Un risultato meno ampio rispetto al Veneto, ma comunque chiaro e coerente con la tendenza delle regioni guidate dal centrodestra.

Il dato rafforza l’idea di un voto che va oltre il merito del quesito. La coincidenza geografica del Veneto, Fvg e Lombardia, tutte amministrate da coalizioni di centrodestra, suggerisce una lettura politica: dove il governo territoriale è forte, il consenso alla riforma regge, anche contro il vento nazionale. Anche l’affluenza, sopra il 61%, contribuisce a dare peso al risultato, indicando una partecipazione significativa e consapevole.

Il caso più clamoroso è la provincia di Udine, dove il Sì trionfa nettamente con il 57,26% ma nel capoluogo invece prevale il No con il 52,27

È però a livello provinciale che il Friuli Venezia Giulia mostra la sua natura più complessa, quasi “a macchie di leopardo”. Il traino del Sì arriva soprattutto dalle province di Pordenone (57,8%) e Udine (57,26%), che spingono il dato regionale verso l’alto.

Ma ancora una volta, sono le città a raccontare un’altra storia. In tutti e quattro i capoluoghi (Trieste, Gorizia, Udine e Pordenone) prevale il No. A Trieste si arriva al 53%, a Gorizia al 51,97%, mentre a Udine e Pordenone il ribaltamento rispetto al dato provinciale è particolarmente evidente.

Il caso più emblematico è proprio Udine: provincia saldamente per il Sì, ma capoluogo che vota No con oltre il 52%. Una forbice che sfiora i dieci punti e che conferma la distanza tra centri urbani e aree periferiche.

COME HANNO VOTATO IN FVG

Udine e Pordenone | Trieste e Gorizia

Il Trentino-Alto Adige rappresenta l’eccezione che conferma la regola, ma lo fa sul filo di lana. Qui il No prevale, ma con margini minimi: 50,38% in Trentino e 50,97% in Alto Adige. Uno scarto di poche migliaia di voti che rende il risultato incerto fino all’ultimo.

Anche in questo caso emerge una forte polarizzazione territoriale. In Trentino il No domina nei centri urbani come Trento e Rovereto, mentre il Sì si afferma nelle valli. In Alto Adige il quadro è simile, ma con un elemento in più: una partecipazione molto bassa, soprattutto nelle aree di lingua tedesca, dove l’affluenza scende sotto il 40% e in alcuni comuni addirittura sotto il 20%.

Il risultato finale è quindi il prodotto di due dinamiche diverse: da un lato la contrapposizione città-valli, dall’altro il peso determinante dell’astensione. Ed è proprio questa combinazione a rendere il Trentino-Alto Adige l’unico territorio del Nord Est a non allinearsi – almeno formalmente – alla “isola verde” del Sì.


© La Nuova di Venezia