Disagio giovanile, numeri da paura: "Il basso benessere psicologico a 17 anni supera il 52,4 per cento"
Foto di repertorio, livelli di basso benessere psicologico monitorati dagli 11 ai 17 anni
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"In Umbria, tra gli 11 e i 15 anni, il buon benessere psicologico si ferma al 61,2%, mentre il basso benessere riguarda già il 38,8%. A 15 anni il basso benessere sale al 46,4%; a 17 anni supera il 52,4%." E’ quanto si legge in un post del consigliere regionale Luca Simonetti (M5S) che fa il punto sul disagio giovanile. "A Cascia si è tenuto un evento tecnico di alto livello sul tema del disagio giovanile, organizzato dalla direttrice del distretto Simona Marchesi, alla presenza della presidente Stefania Proietti – continua Simonetti – Al centro della giornata il benessere psicologico dei giovani, a partire dai dati regionali, che descrivono una situazione già molto avanzata. In Umbria, tra gli 11 e i 15 anni, il buon benessere psicologico si ferma al 61,2%, mentre il basso benessere riguarda già il 38,8%. A 15 anni il basso benessere sale al 46,4%. A 17 anni supera il 52,4%, con una differenza molto marcata tra ragazze e ragazzi: 73,4% nelle ragazze contro 35,1% nei ragazzi". "I dati nazionali confermano e amplificano questa tendenza – aggiunge il consigliere di maggioranza – . In Italia il 48% dei ragazzi e il 74% delle ragazze riferisce almeno due sintomi psicosomatici più di una volta a settimana. Già a 13 anni meno del 30% delle ragazze percepisce la propria salute come “eccellente”, e a 17 anni questa quota scende al 13%. Numeri che descrivono un fenomeno reale, diffuso e in crescita. Il disagio giovanile non è più marginale, ma una questione strutturale". Da qui le iniziative della Regione Umbria. "Assume un ruolo strategico l’istituzione dell’Osservatorio sul benessere psicologico dei giovani, come strumento stabile per raccogliere dati, integrarli e trasformarli in indicazioni operative – spiega ancora Simonetti – . L’Osservatorio consentirà di superare la frammentazione delle informazioni tra sanitario, sociale ed educativo, offrendo una lettura continua del fenomeno. Non solo analisi, ma capacità di individuare precocemente i segnali di disagio. L’obiettivo è rafforzare la capacità di intercettare i bisogni prima che diventino emergenza e costruire risposte integrate, basate su dati e non su percezioni"
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