Violenza giovanile, il magistrato Sangermano: “Nel gruppo ognuno si sente gigante. Limitare l’uso degli smartphone”
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Firenze, 13 aprile 2026 – Antonio Sangermano, magistrato, ex capo della procura dei minori di Firenze, oggi Capo Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, articolazione del ministero della Giustizia.
Episodi di cronaca nera sempre più gravi e preoccupanti hanno per protagonisti giovani.
“Non c’è dubbio. E’ oggettivo, evidente, che la violenza giovanile stia crescendo nella società. Noi tutti, operatori di giustizia e cittadini, ci dobbiamo porre la domanda sulle ragioni di questo dilagare. Che poi in parte si riversa sugli istituti penali minorili”.
Dopo il decreto Caivano, possono esserci altri interventi?
“Il Governo e il ministro della Giustizia sono molto attenti e costantemente impegnati nel prevenire e nel contrastare ogni forma di violenza e di devianza. Il decreto Caivano è stata una risposta giusta a un problema reale, quello della devianza giovanile in crescita. Ma non è sufficiente. Occorrerà intervenire con nuovi e più appropriati strumenti preventivi, culturali e penali per contrastare le nuove devianze giovanile”.
Quali sono questi strumenti?
“Parlo di ’teologia della forza’, ovvero di un’esaltazione della forza intesa come prevaricazione, dominio dell’altro i cui epifenomeni sono la violenza fisica come capacità di imporsi, la bellezza come crisma estetizzante che ha la pretesa di escludere dall’alveo degli eletti chi non ha i crismi della gradevolezza estetica, e la ricchezza, ovvero la pretesa di escludere chi non ha i crismi del benessere economico e quindi questa volontà di accaparrarsi , anche mediante le rapine, i beni di lusso, le griffe. Alla base di questo atteggiamento che pone al centro la forza vi è il dilagare del nichilismo, del relativismo tra i giovani e di un pericoloso giustificazionismo che tende ad individuare solo ed esclusivamente nel disagio sociale, pur esistente, le cause delle devianze giovanili che in realtà sono molto più complesse”.
Come le dinamiche del branco?
“E’ assolutamente improprio parlare di baby gang. E’ più consono parlare di branco laddove ciascuno dei membri del gruppo fa, insieme agli altri soggetti minorenni, ciò che non farebbe mai da solo. Il branco diventa una sorta di ’super Io’ che consegna a ciascuno dei membri del gruppo un’immagine di sé rafforzata, come se ciascuno fosse parte fisica di un titano. E’ sempre l’esaltazione della violenza a guidare queste gesta criminali e non a caso fra i giovani si diffonde l’uso morboso del deep web dove pullulano siti pedopornografici, suprematisti, di terrorismo islamico, e di scene orripilanti”.
“Si contrasta a mio avviso con una drastica riduzione dell’uso del web e quindi degli iPhone, con una pregnante educazione civica a scuola e con nuove forme di educazione alla legalità, nonché implementando il sistema delle misure di sicurezza per i non imputabili”.
Ucciso dal branco davanti al figlio di 11 anni, padre muore per un rimprovero. L’aggressione a Massa
A Massa il branco ha reagito a un richiamo.
“Accanirsi contro un adulto dopo un rimprovero verbale è il segno di una pericolosa intolleranza a qualsiasi forma di disciplina, di giusto richiamo, ed è la stessa violenza che troviamo nelle carceri minorili quando i ragazzi incendiano e spaccano le celle perché vogliono cambiare sede carceraria o pretendono di avere ciò che non gli spetta. Il punto essenziale della mia analisi si concentra sull’annullamento dello spazio di razionalizzazione tra l’impulso e l’azione, come se a un certo punto calasse il buio nella mente di questi ragazzi che poi si ritrovano bambini dopo aver commesso un reato. Dobbiamo difendere la giustizia minorile, rafforzarla con agenti di polizia penitenziaria e attività trattamentali e al tempo stesso potenziare tutte le attività di formazione civica e culturale nelle varie agenzie richiamando i genitori al dovere del controllo. Il primo è quello di non consegnare i propri figli all’iPhone”.
Com’è possibile vietare lo smartphone?
“Va vietato e bisogna responsabilizzare qualcuno, come la scuola e i genitori. Questi ragazzi sono troppo violenti, non sopportano il richiamo. Non accettano alcuna limitazione all’Io, l’Io senza misura, senza limiti, a tutti i livelli, può diventare un’arma di distruzione. Bisogna riscoprire il senso del limite, della propria stessa vulnerabilità, e il valore della sicurezza quale garanzia di libertà”.
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