Corteo Remigrazione : "Si infanga la storia". Ma Etruria 14 tira dritto. Già dato il preavviso
Il corteo del Comitato Remigrazione e Riconquista. è fissato per il 7 marzo
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La manifestazione annunciata per il 7 marzo dal Comitato Remigrazione e Riconquista è diventata un caso politico e istituzionale fin dal momento della sua presentazione. L’iniziativa, promossa da realtà dell’area della destra radicale, ha acceso un confronto acceso in città, amplificato dalla scelta della data: il 7 marzo richiama infatti gli scioperi del 1944, quando centinaia di lavoratori pratesi furono arrestati e deportati per aver sfidato il regime nazifascista. Immediate le reazioni. A parte il candidato sindaco della Lega, Claudiu Stanasel, che ha annunciato la propria partecipazione alla manifestazione, dal centrosinistra e dal mondo associativo si è levato un coro di condanna. I Sudd Cobas hanno indetto una contro-manifestazione nello stesso giorno, iniziativa sostenuta anche dal Comitato 25 Aprile.
Alla presa di posizione di Sinistra Italiana e del Coordinamento Migranti si è aggiunta quella del consigliere regionale del Partito Democratico Matteo Biffoni, che ha annunciato l’adesione all’appello lanciato da Anpi e Aned contro la manifestazione di Remigrazione. "Aderisco con convinzione e fermezza - ha dichiarato - non si tratta solo di una questione di opportunità politica, ma di una necessaria difesa della nostra identità storica e dei valori civili che rendono la Toscana una terra di libertà e accoglienza". Biffoni definisce la scelta del 7 marzo "un atto di sciacallaggio storico", ricordando come nel 1944 migliaia di uomini e donne pagarono con la deportazione e la vita lo sciopero generale contro l’occupazione nazifascista. Interviene anche Christian Di Sanzo, deputato e coordinatore del Partito Democratico di Prato: "Il 7 marzo 1944 i lavoratori di Prato incrociarono le braccia contro il nazifascismo, in uno degli scioperi più importanti della Resistenza italiana. Scegliere quella data per portare in città messaggi di odio e divisione è un’offesa intollerabile alla memoria della nostra città. Chiediamo alla prefettura di non autorizzare la manifestazione". Netta la posizione di Aned, con il presidente Gabriele Alberti, e dell’Anpi, guidata a Prato da Angela Riviello. In una nota congiunta esprimono "profonda preoccupazione e ferma contrarietà" per il corteo indetto in una data dal forte valore civile. "La memoria storica – scrivono – non può essere piegata a narrazioni che alimentano paura o discriminazione". Le due associazioni auspicano che la Prefettura non conceda l’autorizzazione. Sul piano politico interviene anche Enrico Zanieri, segretario provinciale del Partito Comunista Italiano, che contesta nel merito le proposte legate ai rimpatri, ricordando come i programmi di rimpatrio assistito esistano già e siano finanziati dal ministero dell’Interno. Zanieri parla di "paradossi" e di misure che non inciderebbero sulle cause profonde delle migrazioni, come sfruttamento economico, guerre e criminalità organizzata.
Dura anche la presa di posizione di Sinistra Civica Ecologista – Coordinamento Gianni Del Vecchio, che definisce la marcia "uno sfregio alla città e alla sua storia". Nel documento si ricorda come il 7 marzo 1944 oltre 130 lavoratori pratesi furono rinchiusi nel Castello dell’Imperatore e poi deportati nel campo di concentramento di Mauthausen, da cui molti non fecero ritorno. Il 7 marzo si annuncia già una giornata ad alta tensione civile e politica. Da una parte la manifestazione sulla ’remigrazione’, dall’altra la mobilitazione contraria promossa da sindacati di base, associazioni e forze politiche che rivendicano l’identità antifascista della città. Sullo sfondo, il ruolo delle istituzioni chiamate a garantire ordine pubblico e rispetto delle regole democratiche.
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