Il lastricato ferito di Firenze. Toppe, buche, cicatrici e bitume. La bruttezza a prova d’inciampo
Anche in piazza Duomo e nelle strade intorno la politica del rattoppo la fa da padrona (Giuseppe Cabras/New Press Photo) Giuseppe Cabras/New Press Photo
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Firenze, 14 aprile 2026 – Il primo colpo d’occhio è quasi surreale: quattro colate di catrame scuro, proprio accanto una buca che resiste, ostinata, come se nulla fosse stato fatto. Succede in via Santa Caterina d’Alessandria, verso piazza Indipendenza, punto di partenza di un viaggio a piedi dentro una Firenze che non ti aspetti, dove la grande bellezza convive con rattoppi ormai diventati parte del paesaggio e altri più recenti che non si possono guardare.
Un percorso irregolare
Abbiamo continuato il tragitto che conduce alla stazione, porta di ingresso per milioni di visitatori, seguendo una scia nera che si ripete. Altre due toppe poco più avanti, poi crepe che si allargano tra le pietre, quindi nuove colate davanti ai cassonetti, altre quattro in pochi metri. Il colpo d’occhio è disordinato, quasi casuale, come un patchwork urbano che nulla ha a che vedere con l’armonia di una città d’arte come Firenze.
Contrasti nel cuore della città
Arrivati in piazza del Mercato Centrale, il contrasto diventa ancora più evidente. Qui, tra ristoranti presi d’assalto dai turisti, nel tratto che conduce verso piazza San Lorenzo, si contano almeno quattro rattoppi. Neri, opachi, già consumati. E proprio in piazza San Lorenzo la situazione si fa più critica: le pietre sconnesse trasformano il passaggio in una piccola trappola urbana, dove il rischio di una distorsione o di danneggiare una ruota di bici è tutt’altro che remoto.
Interventi trascurati
Proseguendo verso via dell’Ariento, in direzione delle Cappelle Medicee, un altro ìsputo’ di catrame attraversa il lastricato. Poi un altro ancora. Non sono interventi recenti, si vede dal colore spento, dalla superficie già logorata. In piazza Madonna degli Aldobrandini, accanto alle cappelle, piccole toppe punteggiano la strada come cicatrici mai davvero curate.
Un patchwork di rattoppi
In Borgo San Lorenzo, che conduce direttamente al cuore della città, il Duomo di Firenze, un nuovo rattoppo si adagia su pietre irregolari. Poco più avanti, almeno due interventi simili interrompono la continuità visiva, uno sul lato Borgo San Lorenzo, l’altro verso via dell’Oriuolo, in direzione di piazza della Signoria per intenderci.
Ma è in via Folco Portinari che si incontra la sorpresa più evidente: una lunga lingua nera attraversa quasi l’intero tratto che porta all’ospedale di Santa Maria Nuova. Qui, per anni, si sono susseguite polemiche e segnalazioni, tra persone inciampate e difficoltà di accesso. La strada è stata anche chiusa per giorni, proprio per realizzare quello che oggi appare come un intervento definitivo ma visivamente impattante, una striscia scura che taglia la strada. Impossibile non pensare che nel cuore di Firenze un intervento del genere non dovrebbe esistere.
In Por Santa Maria, invece, affiorano i sanpietrini sotto lo strato di asfalto, come se la città cercasse di riemergere sotto i rattoppi. Il viaggio prosegue nella rive gauche fiorentina. In piazza dei Nerli, l’asfalto “estetico” inaugurato sette anni fa mostra già segni evidenti di cedimento. E subito dopo Ponte Vecchio, in piazza Santa Felicita, una colata occupa metà dello spazio, spezzando l’unità visiva. Quello che emerge è un quadro fatto di interventi tampone, spesso necessari nell’immediato, ma che col tempo diventano permanenti senza che nessuno pensi a ripristinare quell’armonia che a Firenze non può essere considerata solo un optional.
Dappertutto invece si trovano toppe nate come soluzioni d’emergenza che si consumano, si deteriorano, si moltiplicano. E mentre la città e il suo centro continuano a incantare milioni di visitatori, sotto gli occhi di tutti si allarga una trama irregolare di catrame e pietra, dove la manutenzione sembra rincorrere l’urgenza senza mai raggiungere una visione complessiva.
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