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Firenze seconda provincia in Italia per export in Medio Oriente, ma la guerra frena la crescita

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14.03.2026

Nel 2025 le esportazioni verso il Medio Oriente hanno raggiunto 2,1 miliardi di euro, con una crescita che sfiora il 37% rispetto all’anno precedente (foto archivio Getty Images)

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Firenze, 14 marzo 2026 – La guerra in Medio Oriente rischia di avere effetti diretti anche sull’economia fiorentina. Non solo per l’impatto globale sui mercati energetici e sulle materie prime, ma anche per il forte legame commerciale che il territorio ha costruito negli ultimi anni con quell’area del mondo.

Provincia di Firenze seconda in Italia per valore dell'export verso il Medio Oriente

Secondo i dati elaborati dall’Ufficio studi di Confartigianato, la provincia di Firenze è infatti la seconda in Italia per valore dell’export verso il Medio Oriente dopo Milano. Nel 2025 le esportazioni verso i Paesi dell’area hanno raggiunto 2,1 miliardi di euro, con una crescita che sfiora il 37% rispetto all’anno precedente.

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Un risultato che conferma la forte vocazione internazionale del sistema produttivo locale ma che, proprio per questo, rende il territorio particolarmente sensibile alle tensioni geopolitiche. L’export verso il Medio Oriente pesa infatti per circa il 4,6% sul Pil provinciale.

“La provincia di Firenze rischia di pagare il prezzo delle sue eccellenze e della loro apertura ai mercati mondiali” dichiara Serena Vavolo, presidente di Confartigianato Imprese Firenze. “È indispensabile un monitoraggio costante per evitare che questa crisi mini le fondamenta del nostro tessuto produttivo proprio in una fase di delicato rallentamento. Non possiamo ignorare che i segnali di prezzo e l’alta volatilità di questi giorni sono campanelli d’allarme che richiedono vigilanza per l’intera filiera, onde evitare che l’incertezza congeli definitivamente gli investimenti e la domanda di lavoro delle nostre piccole imprese”.

Produzione industriale a rischio nel 2026

I primi effetti dell’incertezza internazionale si riflettono anche sulle aspettative delle imprese manifatturiere. Un instant report dell’ufficio studi della Camera di commercio di Firenze, basato su un campione di 294 imprese con almeno cinque addetti, indica che nel primo trimestre del 2026 la produzione potrebbe subire una contrazione.

Nello scenario base il calo stimato è del -1,5%, ma potrebbe scendere al -1,73% se il prezzo medio del petrolio si collocasse tra i 90 e i 100 dollari al barile. In uno scenario più critico, con petrolio tra i 100 e i 135 dollari e una crisi energetica più intensa, la flessione potrebbe arrivare fino al -2,89%.

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“Monitoriamo costantemente l’evolversi della crisi che sta portando ad un evidente calo di fiducia degli imprenditori”, spiega il presidente della Camera di commercio Massimo Manetti. “Siamo pronti a mettere in atto tutte le misure possibili in collaborazione con le altre istituzioni che ringraziamo per la disponibilità mostrata verso il tessuto imprenditoriale colpito da questa grave crisi”.

“L’economia fiorentina – aggiunge il segretario generale della Camera Giuseppe Salvini – è esposta a tre diversi tipi di shock, che potrebbero sommarsi con conseguenze da valutare: uno shock energetico, il conseguente shock sui prezzi al consumo e di materie prime e lo shock sul commercio internazionale. Se l’aggravamento della crisi mediorientale dovesse tendere a prolungarsi, ciò potrebbe realmente pesare sulle prospettive economiche”.

Il quadro dell’industria fiorentina

Il nuovo scenario internazionale arriva peraltro in una fase già delicata per il manifatturiero locale. Dopo una lunga fase negativa, il 2025 aveva mostrato alcuni segnali di ripresa. Nel terzo trimestre la produzione industriale è cresciuta del +6,2%, mentre nel quarto trimestre si è attestata al +4,7%. Anche il fatturato ha registrato un rimbalzo significativo, con aumenti rispettivamente dell’8,5% e del 13%.

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Il recupero è stato però in parte legato a fattori temporanei, come l’anticipo delle esportazioni verso gli Stati Uniti e il forte contributo del comparto farmaceutico. Le stime per l’inizio del 2026 indicano infatti una possibile inversione di tendenza, con una produzione prevista in calo del -1,5% e un rallentamento degli ordinativi del -2,3%.

Nel complesso il 2025 si è chiuso con una variazione media annua della produzione industriale pari al +1%, dopo il -5,5% del 2024, mentre il fatturato è tornato positivo con un +3,9%.

L’occupazione nel manifatturiero ha invece mostrato una certa tenuta, con una crescita media dello 0,9%, segno che le imprese hanno preferito ricorrere alla cassa integrazione piuttosto che ridurre il personale, nel tentativo di non disperdere competenze specialistiche.

Moda e meccanica tra i settori più esposti

Tra i comparti più sensibili all’andamento dei mercati internazionali figurano in particolare sistema moda e meccanica. Nel 2025 il tessile-abbigliamento e la pelletteria avevano registrato un rimbalzo produttivo, trainato soprattutto dall’export e dall’anticipo delle consegne verso i mercati esteri.

Le previsioni per il primo trimestre del 2026 indicano però una nuova frenata, con cali stimati per pelletteria e abbigliamento e una dinamica negativa anche per alcuni comparti dei metalli.

In questo quadro, l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e il possibile aumento dei prezzi energetici rischiano di trasformarsi in un ulteriore fattore di pressione per un sistema produttivo fortemente orientato all’export.

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