Trovato in possesso di cocaina, la Marina ‘silura’ il sottocapo. Rigettato anche il ricorso al Tar
Trovato in possesso di cocaina. Sottocapo silurato dalla Marina
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La Spezia, 2 aprile 2026 – Arrestato e poi condannato dopo essere stato trovato in possesso di sostanze stupefacenti, era stato ’licenziato’ dalla forza armata. E a nulla è valso il ricorso al Tar, che a distanza di qualche anno ha certificato la regolarità del procedimento. Protagonista della vicenda è un ormai ex sottocapo di prima classe della Marina Militare, all’epoca dei fatti in servizio alla Spezia, che nell’autunno del 2019 fu fermato dalla polizia e trovato in possesso di cocaina. Accusato di detenzione e trasporto di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, il militare fu condannato in via definitiva dal tribunale a una pena di due anni e otto mesi di reclusione, oltre al pagamento di dodicimila euro di multa.
Le sanzioni, per il sottocapo, non erano ancora finite, perchè a seguito della sentenza e del successivo procedimento disciplinare, nell’estate del 2022 la Direzione generale per il personale militare del ministero della Difesa inflisse all’uomo la sanzione disciplinare di stato della perdita del grado per rimozione, ovvero la sanzione più grave e ’potente’ in termini di effetti che comporta l’interruzione definitiva del rapporto di impiego, la perdita del grado rivestito e la retrocessione a soldato semplice. Una misura che viene adottata per condotte incompatibili con l’onore e il decoro della forza armata, e che i vertici della Difesa non esitarono a comminare.
Il militare tuttavia non si diede per vinto, tanto da impugnare al Tribunale amministrativo regionale della Liguria il decreto della Direzione generale per il personale militare del ministero della Difesa, nonchè tutti gli atti del procedimento disciplinare a suo carico. Il militare nel ricorso ha evidenziato come la contestazione degli addebiti sarebbe stata effettuata tardivamente, così come tardivo sarebbe stato il provvedimento. Contestazioni cassate dal Tar, che nel rigettare il ricorso ha evidenziato come “la massima sanzione disciplinare di stato appare rispettosa dei principi di proporzionalità dell’azione amministrativa e di gradualismo sanzionatorio, essendo indubbio che, con il delitto in parola, il militare abbia violato i doveri istituzionali propri di un appartenente alle forze armate e leso irrimediabilmente il rapporto fiduciario con l’amministrazione della difesa”.
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